Attivisti di Greenpeace in azione per fermare la nave Andreas K proveniente dal porto congolese di Matadi. La nave trasporta legno illegale destinato in gran parte ai produttori italiani.
IngrandisciL'azione è partita ieri mattina. All'alba. I gommoni di Greenpeace hanno permesso agli scalatori di arrampicarsi a bordo della nave e issare dalle gru della due enormi striscioni con gli slogan "Proteggiamo le foreste" e "No alla distruzione delle foreste primarie". Una dozzina di attivisti si sono incatenati ai tronchi, ostacolando le operazioni di scarico.
Nel pomeriggio di ieri è arrivata la dichiarazione del Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. "La protesta di Greenpeace è legittima e condivisibile". Il Ministro ha poi sollecitato l'intervento del Corpo Forestale dello Stato. I controlli per valutare la legalità del carico sono in corso. Il Nucleo Operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato sta proprio in queste ore esaminando il legname e la relativa documentazione.
La nave Andreas K trasportava legno proveniente da compagnie che operano nelle foreste pluviali del Congo, come la Sodefor che parte del gruppo Nord-Sud Timber. Tra il 2002 e il 2003 questo gruppo industriale – un vero e proprio colosso del settore che ha sede in Lichtenstein e controlla 4,7 milioni di ettari di foresta nella RDC - ha riorganizzato l'assetto dei propri titoli di taglio, abbandonando aree di foresta ormai improduttive e ottenendo - con la collaborazione di alcuni funzionari ministeriali - nuove concessioni.
Quasi il 65 per cento delle aree forestali attualmente controllate dal gruppo – per una superficie totale pari a 3 milioni di ettari – si riferiscono a titolo concessi dopo il 2002 e cioè dopo l'entrata in vigore della moratoria introdotta dal Governo per vietare il rilascio di nuove concessioni di sfruttamento forestali.
Il problema è in realtà molto ampio: secondo un recente rapporto diffuso da Greenpeace, ben 107 titoli di taglio - pari a un'area di oltre 15 milioni di ettari di foresta - su un totale di 156 sono stati firmati dopo l'entrata in vigore della moratoria e perciò in palese violazione della legge. Molti di questi titoli si trovano all'interno di paesaggi forestali intatti o in altre aree di grande valore ambientale.
L'industria del legno promette miracoli alle comunità locali: lavoro, scuole, ospedali. Ma in realtà fa solo i propri interessi. E senza troppi scrupoli. Le foreste vengono acquistate, lottizzate e devastate per pochi spiccioli. Le popolazioni locali vengono messe a tacere con dei contratti capestro e qualche contentino - sacchi di sale, zucchero, caffè - in perfetto stile coloniale. Il beneficio di una ricaduta occupazionale è un miraggio, perché le imprese si fanno spesso seguire dai propri impiegati e i pochi assunti restano ai margini, inchiodati a salari da fame e turni di lavoro massacranti, senza un vero contratto e senza garanzie.
Le foreste pluviali del bacino del Congo ospitano un'enorme biodiversità e rappresentano una risorsa essenziale per la difesa dai cambiamenti climatici. La distruzione delle sole foreste tropicali, infatti, è responsabile del 25 per cento delle emissione totali di anidride carbonica di origine umana. Dobbiamo tutelare queste foreste.