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Blitz di Greenpeace alla Fontana di Trevi. Una sirena è emersa dalle 
acque della fontana intrappolata in una "spadara".

Blitz di Greenpeace alla Fontana di Trevi. Una sirena è emersa dalle acque della fontana intrappolata in una "spadara".

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Roma, Italia — Blitz di Greenpeace alla Fontana di Trevi: una sirena è emersa dalle acque della fontana intrappolata in una spadara mentre altri attivisti reggevano striscioni con scritto "La pesca pirata uccide il mare" e "La sola grande rete che ci serve è una rete di riserve marine". FOTO

Un pezzo della rete utilizzata per l'azione dimostrativa di oggi è stata prelevata qualche giorno fa al largo di Capo Palinuro dagli attivisti a bordo della Rainbow Warrior.

Proprio ieri Greenpeace ha presentato un bilancio sul tour che la Rainbow Warrior ha da poco concluso nel Mediterraneo, pattugliando le coste italiane per monitorare lo stato dei fondali e individuare operazioni di pesca illegale. Sono stati denunciati quattro pescherecci che impiegavano reti illegali e gli avvistamenti hanno confermato il fallimento del piano di rinconversione delle flotte di spadare. I soldi sono stati erogati "a pioggia" e non sono stati usati per riacquistare le reti dai pescatori. In alcuni casi, i pescatori hanno continuato a utilizzare le reti illegali anche dopo avere intascato gli indennizzi per la riconversione.

Greenpeace aspetta adesso di incontrare il ministro De Castro per discutere dell'adozione di misure urgenti per fermare la pesca illegale. Occorre una norma per il sequestro degli attrezzi illegali anche a bordo e non solo in fase di pesca. E devono essere ritirate le licenze a chi pesca in modo illegale, rubando il pesce ai pescatori onesti.

La crociera italiana della Rainbow Warrior ha comunque evidenziato anche degli aspetti positivi: dalle immersioni effettuate sembra che le riserve marine possano essere uno strumento utile per tutelare gli ecosistemi marini: i fondali in migliore condizione sono risultati essere proprio quelli delle riserve marine.

A Curitiba, in occasione dell'ultima Convenzione della Biodiversità, Greenpeace aveva proposto l'istituzione di una rete globale di riserve marine per salvare gli oceani del pianeta. La proposta presentata a Curitiba si sviluppava però su una scala troppo estesa per essere applicabile al Mediterraneo, la cui superficie è inferiore all'1 per cento della superficie dei mari della Terra. Per questi motivi, Greenpeace, il 15 giugno 2006 a Genova a bordo della Rainbow Warrior, ha lanciato una proposta specifica per il Mediterraneo basata sulla creazione di una rete di riserve marine che ne tuteli il 40 per cento.

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Un deserto chiamato mare

13 Luglio 2006

Questo rapporto riferisce delle attività svolte dalla nave ammiraglia di Greenpeace - la Rainbow Warrior - nel periodo dal 14 giugno al 1 luglio. In questo arco di tempo, la Rainbow Warrior ha navigato da Genova fino alla Puglia, ha ospitato visitatori e conferenze stampa, è stata utilizzata come piattaforma per numerose immersioni, ha incontrato pescherecci che catturavano tonni e li trasferivano in gabbie e ha rinvenuto diverse tipologie di reti derivanti, illegali e non, utilizzate da imbarcazioni italiane.

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Riserve marine nel Mediterraneo [ Estratto ]

15 Giugno 2006

Il rapporto di Greenpeace "Riserve marine nel Mediterraneo" segnala numerosi esempi di degrado del Mediterraneo e la necessità di una gestione efficace delle risorse, con la cooperazione di tutti gli Stati del Mediterraneo e la partecipazione delle comunità rivierasche. Deve essere avviata subito un'azione che tuteli una porzione significativa del Mediterraneo con una rete di Riserve Marine. Questa rete ovviamente deve essere affiancata e sostenuta da una corretta regolamentazione e gestione delle attività umane nel resto del bacino, in primo luogo nelle acque territoriali dei Paesi della Regione.

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