Danni alla prua della nave di Greenpeace Arctic Sunrise a seguito della collisione con la nave-mattatoio Nisshin Maru, appartenente alla flotta baleniera giapponese. La Nisshin Maru, con una manovra azzardata, ha deliberatamente speronato la Arctic Sunrise, causando la collisione.
Ingrandisci"Quello che è accaduto è un tentativo deliberato di speronamento che ha messo a repentaglio la sicurezza della nostra nave e la vita del nostro equipaggio", ha dichiarato il capitano della spedizione Shane Rattenbury, che in queste ore si trova a bordo dell'Arctic Sunrise. Un simile incidente si era già verificato il 21 dicembre scorso, quando la nave baleniera Kyo Maru è entrata in collisione con l'Esperanza, la seconda barca di Greenpeace presente sul teatro delle operazioni. E questo nonostante che la nostra associazione abbia più volte ribadito la modalità nonviolenta con la quale si oppone alla caccia alle balene da parte della flotta giapponese.
Come è noto, questa caccia nasconde dietro "motivazioni scientifiche" interessi di carattere economico. Durante la notte tra il 7 e l'8 gennaio, infatti, la Nisshin Maru aveva scaricato la carne di balena accumulata su un'imbarcazione di supporto, mentre nella mattinata alcuni attivisti di Greenpeace, a bordo di gommoni, avevano dipinto sullo scafo di questa seconda nave la scritta "Whale meat from sanctuary" ["Carne di balena dal santuario"]. Questa azione, tuttavia, non è stata sufficiente a impedire le attività di trasferimento della carne di balena. Non appena i nostri attivisti hanno terminato lo slogan, la Nisshin Maru si è allontanata rapidamente dalla nave di supporto, puntando con decisione verso l'Arctic Sunrise, che si trovava a un chilometro circa di distanza, e speronandola.
Secondo il database internazionale (dove si registrano i movimenti delle navi e gli incidenti in mare), e in base alla normativa internazionale vigente, risulta evidente che le responsabilità tanto della collisione dell'8 gennaio quanto di quella del 21 dicembre sono da assegnare alle navi giapponese e non a quelle di Greenpeace. Naturalmente, questi speronamenti non ci spaventano. "Non c'è intimidazione che possa farci desistere dal nostro intento, che è quello di difendere le balene e diffondere in tutto il mondo le immagini delle cruente uccisioni di questi animali", ha dichiarato Shane.