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Danni alla prua della nave di Greenpeace Arctic Sunrise a seguito 
della collisione con la nave-mattatoio Nisshin Maru, appartenente alla 
flotta baleniera giapponese. La Nisshin Maru, con una manovra 
azzardata, ha deliberatamente speronato la Arctic Sunrise, causando la 
collisione.

Danni alla prua della nave di Greenpeace Arctic Sunrise a seguito della collisione con la nave-mattatoio Nisshin Maru, appartenente alla flotta baleniera giapponese. La Nisshin Maru, con una manovra azzardata, ha deliberatamente speronato la Arctic Sunrise, causando la collisione.

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Oceano meridionale, International — L'8 gennaio una delle navi di Greenpeace, la Arctic Sunrise, è stata deliberatamente speronata e danneggiata dalla Nisshin Maru, la nave-mattatoio appartenente alla flotta baleniera giapponese. Subito dopo il tamponamento, la Nisshin Maru - lunga più del doppio dell'Arctic e sei volte più pesante - si è allontanata dalla "scena del crimine". L'impatto ha danneggiato la prua della nave, ma per fortuna nessuno dei membri dell'equipaggio – tra i quali un'italiana, Caterina Nitto - è rimasto ferito.

"Quello che è accaduto è un tentativo deliberato di speronamento che ha messo a repentaglio la sicurezza della nostra nave e la vita del nostro equipaggio", ha dichiarato il capitano della spedizione Shane Rattenbury, che in queste ore si trova a bordo dell'Arctic Sunrise. Un simile incidente si era già verificato il 21 dicembre scorso, quando la nave baleniera Kyo Maru è entrata in collisione con l'Esperanza, la seconda barca di Greenpeace presente sul teatro delle operazioni. E questo nonostante che la nostra associazione abbia più volte ribadito la modalità nonviolenta con la quale si oppone alla caccia alle balene da parte della flotta giapponese.

Come è noto, questa caccia nasconde dietro "motivazioni scientifiche" interessi di carattere economico. Durante la notte tra il 7 e l'8 gennaio, infatti, la Nisshin Maru aveva scaricato la carne di balena accumulata su un'imbarcazione di supporto, mentre nella mattinata alcuni attivisti di Greenpeace, a bordo di gommoni, avevano dipinto sullo scafo di questa seconda nave la scritta "Whale meat from sanctuary" ["Carne di balena dal santuario"]. Questa azione, tuttavia, non è stata sufficiente a impedire le attività di trasferimento della carne di balena. Non appena i nostri attivisti hanno terminato lo slogan, la Nisshin Maru si è allontanata rapidamente dalla nave di supporto, puntando con decisione verso l'Arctic Sunrise, che si trovava a un chilometro circa di distanza, e speronandola.

Secondo il database internazionale (dove si registrano i movimenti delle navi e gli  incidenti in mare), e in base alla normativa internazionale vigente, risulta evidente che le responsabilità tanto della collisione dell'8 gennaio quanto di quella del 21 dicembre sono da assegnare alle navi giapponese e non a quelle di Greenpeace. Naturalmente, questi speronamenti non ci spaventano. "Non c'è intimidazione che possa farci desistere dal nostro intento, che è quello di difendere le balene e diffondere in tutto il mondo le immagini delle cruente uccisioni di questi animali", ha dichiarato Shane.

Il Giappone ammette l'efficacia delle azioni di Greenpeace: dopo l'episodio dello speronamento dell'Arctic Sunrise da parte della Nisshin Maru, il Ministero giapponese per l'agricoltura, le foreste e la pesca ha dichiarato - tramite un suo portavoce - che la protesta di Greenpeace potrebbe danneggiare, a lungo andare, gli obiettivi di pesca previsti dal suo programma.

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— Marcello Colacino