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Attivisti di Greenpeace in azione in Turchia.

Attivisti di Greenpeace in azione in Turchia.

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International — Si apre oggi la XX riunione della Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonni in Atlantico ad Antalaya, in Turchia. Greenpeace entra in azione con i suoi attivisti. E lancia un nuovo rapporto per raccontare la crisi del tonno rosso, denunciare le inadempienze dell'Iccat e chiedere una rete di riserve marine a tutela della biodiversità.
I video di Greenpeace

Gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione questa mattina e hanno esposto un enorme striscione con lo slogan "Time and tuna are running out". Il tonno rosso - destinato in gran parte al mercato giapponese - rischia di sparire, decimato da una pesca eccessiva e spesso illegale.

Ogni anno si pescano circa 50.000 tonnellate di tonno. La quota legale è di circa 32.000 tonnellate. Secondo il Comitato Scientifico della Commissione, non se ne dovrebbero pescare più di 15.000. Non solo, quindi, l'Iccat ha autorizzato una quota di pesca più che doppia rispetto alle indicazioni dei ricercatori, ma non è stata neanche in grado di farla rispettare.

Lo striscione che gli attivisti di Greenpeace hanno esposto ad 
Antalaya, in Turchia, in occasione del XX summit dell'Iccat.

Lo striscione che gli attivisti di Greenpeace hanno esposto ad Antalaya, in Turchia, in occasione del XX summit dell'Iccat.

Greenpeace lancia oggi il rapporto "Il bottino dei pirati" per denunciare queste illegalità. Le attività investigative e le osservazioni in mare effettuate non lasciano dubbi: sono coinvolti anche pescherecci italiani, oltre che libici, francesi, spagnoli, cinesi, taiwanesi e molte altre imbarcazioni con "bandiera ombra". Alcune illegalità riguardano anche il settore degli impianti di ingrasso del tonno. Esemplare è, in tal senso, il caso di Cetara.

Greenpeace chiede all'Iccat di fermare immediatamente la pesca per recuperare lo stock e salvare le popolazioni di tonno rosso dall'estinzione.

Greenpeace chiede inoltre la creazione di una rete di riserve marine per proteggere il 40 per cento dei mari del Pianeta, compreso il Mediterraneo, come soluzione a lungo termine contro la pesca eccessiva e distruttiva e per consentire ai nostri mari di ritornare in salute.

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