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Greenpeace chiede a Philips un impegno completo sul recupero e riciclo 
dei suoi prodotti a fine vita.

Greenpeace chiede a Philips un impegno completo sul recupero e riciclo dei suoi prodotti a fine vita.

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Roma, Italia — Oggi attivisti di Greenpeace in Olanda, Danimarca, India e Russia hanno consegnato rifiuti elettronici presso le sedi della Philips poiche’ l’azienda continua a non assumersi la responsabilita’ della gestione dei suoi prodotti a fine vita. Greenpeace chiede alla multinazionale olandese di introdurre un sistema volontario di ritiro dei prodotti di consumo una volta divenuti obsoleti.

Secondo un recente sondaggio, il 94 per cento degli olandesi e’
d’accordo con Greenpeace per spingere le aziende a ritirare i propri
prodotti. Questa procedura attualmente non e’ in uso, di conseguenza
gran parte dei rifiuti hi tech prodotti vengono esportati anche
illegalmente per essere smaltiti o recuperati in modo rudimentale nei
Paesi in via di sviluppo. L’adozione di programmi di recupero degli
articoli a fine vita incoraggera’ i produttori a eliminare le sostanze
tossiche in fase produttiva, facilitando le operazioni di riciclo in
sicurezza e riducendo i costi di gestione dei prodotti a fine vita.

“Se Philips continuera’ a rifiutare ogni forma di responsabilita’,
avremo ben presto a livello globale un aumento di rifiuti elettronici
che esporranno ambiente e persone a un cocktail di composti tossici”
dichiara Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di
Greenpeace.

Philips dovrebbe, prima di tutto, adottare un sistema volontario di
ritiro in tutti i paesi dove i suoi prodotti vengono venduti. In
particolare, in Russia, India, Argentina e Tailandia, dove ora si sta
discutendo della normativa di settore, Philips dovrebbe assumersi la
leadership nella diffusione del principio di responsabilita’ del
produttore. Al contrario, la multinazionale dichiara pubblicamente che
consumatori, governo e produttori debbano gestire finanziariamente il
riciclaggio e continua a fare lobby contro ogni tipo di legislazione
sulla responsabilita’ diretta delle aziende.

"Multinazionali come Sony, Samsung e Nokia hanno gia’ adottato schemi
volontari di ritiro dei prodotti a fine vita anche nei paesi dove non
esiste alcun obbligo normativo. Philips dovrebbe adottare un programma
globale, completo e uniforme di gestione dei rifiuti hi-tech e diventare
leader anche in campo ambientale”, conclude Polidori.