Attivisti di Greenpeace hanno circondato la Nishin Maru - nave macelleria della flotta giapponese - aprendo uno striscione con la scritta "Failed".
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Roma, Italia —
Oggi, dopo quattro mesi di indagini, Greenpeace
presenta le prove del contrabbando di carne di balena praticato
dall’equipaggio della Nishin Maru, nave baleniera giapponese. Nelcorso
di un'affollata conferenza stampa a Kyoto, Greenpeace ha mostrato una
delle scatole di carne di balena messe illegalmente in commercio. Il
dossier completo dello scandalo è stato consegnato alla magistratura
giapponese, con la richiesta di avviare un'indagine sul contrabbando di
carne di balena e sulla corruzione della cosiddetta "ricerca
scientifica" che ogni anno uccide centinaia di cetacei.
Secondo le informazioni raccolte da Greenpeace, i membri dell'equipaggio
della Nishin Maru si spartiscono i pezzi migliori di carne, li sbarcano
nel loro bagaglio personale e li rivendono ai trafficanti di carne di
balena. Anche gli ufficiali delle navi, il personale della Kyodo
Senpaku, (la compagnia che controlla le operazioni della flotta
baleniera giapponese) e l'ICR (Istituto di Ricerca sui Cetacei che
gestisce la "ricerca scientifica") sapevano di questi traffici che
durano da decenni.
"Le nostre informazioni confermano che la compagnia che controlla la
flotta, Kyodo Senpaku, e l'istituto che controlla la caccia, l'ICR, non
potevano non sapere" denuncia Alessandro Giannì, responsabile della
campagna Mare di Greenpeace. "Questi signori tollerano corruzione e
contrabbando e sprecano milioni di euro dei contribuenti giapponesi: chi
altro si sta approfittando della "ricerca scientifica" che negli ultimi
anni ha ucciso migliaia di balene?".
Dopo l'arrivo della Nishin Maru a Tokyo, lo scorso 15 aprile, Greenpeace
ha documentato che carne di balena veniva caricata su un camion
speciale, alla presenza degli ufficiali della Kyodo Senpaku e
dell'equipaggio, e ne ha seguito il percorso fino a un deposito. Una
delle casse è stata intercettata da Greenpeace per verificarne il
contenuto fraudolento. La bolla di consegna indicava come contenuto
"cartone" ma in realtà la cassa conteneva 23,5 kg di carne di balena
salata di "prima scelta", per un valore equivalente a circa 2.000 euro.
Gli informatori di Greenpeace affermano che ogni anno una ventina di
membri dell'equipaggio portano via fino a 20 casse ciascuno. Ulteriori
indagini in bar e ristoranti in varie località del Giappone hanno
confermato che questi negozi erano in attesa di una consegna imminente
di carne di balena a dispetto del fatto che l'ICR e il Ministero della
Pesca Giapponese metteranno in vendita la carne di balena solo alla fine
di giugno.
La "ricerca scientifica" criminale, che fa da copertura alla caccia
baleniera giapponese, è punteggiata di scandali ed è avversata dalla
maggior parte dei Paesi. Quest'ultima vergogna denunciata da Greenpeace
fa affiorare dubbi su chi ci guadagna davvero da un programma di caccia
baleniera che è inutile dal punto di vista scientifico ed è
economicamente insostenibile.
"Gli informatori di Greenpeace parlano anche di tonnellate di carne di
balena rigettate in mare perché in eccesso rispetto alla capacità
operativa della Nishin Maru, noduli cancerosi rimossi da parti di carne
comunque immesse in commercio e condizioni di lavoro proibitive causate
dall'aumento delle quote di caccia" aggiunge Giannì. "Chiediamo indagini
serie e la fine di questa porcheria che spreca denaro pubblico e produce
tonnellate di carne che stanno nei congelatori giapponesi."