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Dalla Yushin Maru, nave da caccia della flotta giapponese, parte un primo arpione che ferisce una balena. Ma servono altri tre colpi di arpione per uccidere la balena ferita in fuga.
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Roma, Italia —
La nave mattatoio della flotta baleniera giapponese, Nisshin Maru, danneggiata da un incendio scoppiato a bordo, è rientrata in porto a Tokyo nelle scorse ore. Intanto la Commissione Baleniera Internazionale ha diffuso un rapporto secondo cui nulla si è appreso in 18 anni di caccia alle balene grazie al sedicente programma di "ricerca" giapponese.
Il programma non è stato neanche in grado di calcolare il tasso di mortalità delle balenottere minori, che era uno degli obiettivi primari. Arpionando 6.778 balene, non si è arrivati ad alcun risultato scientifico. Non sappiamo neanche se la popolazione è cresciuta o diminuita.
"Questa stagione di caccia ha danneggiato seriamente non solo la nave mattatoio ma anche la credibilità del programma "scientifico" che è costato milioni di yen ai giapponesi senza produrre alcun risultato" afferma Alessandro Giannì, responsabile mare di Greenpeace. "Il governo nipponico deve spiegare le cause dell'incendio della Nisshin Maru che ha provocato un morto e lasciato la nave in balia degli iceberg per dieci giorni".
La nave di Greenpeace, "Esperanza", si era offerta immediatamente di aiutare la Nisshin Maru, ma il governo di Tokyo, rifiutando i soccorsi, ha messo a rischio un intero equipaggio e un ecosistema unico come quello antartico. "La nostra nave rompighiaccio, a differenza della loro, rispetta i requisiti ecologici previsti dal Trattato Antartico. Grazie al nostro elicottero abbiamo potuto monitorare la situazione degli iceberg e scortare in sicurezza i giapponesi fuori delle acque antartiche".