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Alcuni attivisti di Greenpeace mostrano la carcassa di una balena morta davanti all'ambasciata giapponese a Berlino, per protestare contro la caccia alle balene permessa dalle autorità di Tokyo.
Ingrandisci"È ridicolo che qualcuno all'interno della Commissione pensi davvero di promuovere la caccia alle balene in base al falso assunto che mangiano troppi pesci e quindi minacciano l'attività di pesca. È come se si imputasse ai picchi la deforestazione del pianeta!" afferma Alessandro Giannì, a bordo della "Rainbow Warrior" di Greenpeace. "Per milioni di anni pesci e balene hanno convissuto senza problemi. Negli ultimi anni, armate di pescherecci industriali, con le reti a strascico e le reti derivanti hanno portato al collasso gli stock ittici. La Rainbow Warrior è partita questa mattina da Genova proprio per denunciare la pesca illegale nel nostro mare, anche in pieno Santuario dei Cetacei".
Secondo una recente ricerca di mercato condotta in Giappone (Nippon Reserch Center/Gallup), più del 77 per cento dei giapponesi è contrario alla caccia alle balene in mare aperto. Solo il 4,7 per cento mangia spesso carne di balena, gli altri giapponesi raramente o mai. Rispetto all'ultima ricerca di quattro anni fa il consenso alla caccia alle balene è in calo, in particolare tra le donne e i giovani.
Domani si chiuderà la riunione della Commissione internazionale Baleniera: l'appuntamento è per il prossimo anno proprio in Giappone e lo schieramento a favore della caccia alle balene cercherà naturalmente di sfruttare questa occasione per riaprire la caccia alle balene. "Le pressioni del Giappone sulle autorità di St Kitts hanno tenuto la nave di Greenpeace lontana dall'isola ma non azzittiranno la nostra protesta. Torneremo nell'Oceano meridionale per cercare ancora di fermare le baleniere giapponesi" conclude Giannì.