Lo sfruttamento dell'energia nucleare per la produzione dell'energia elettrica è una scelta rischiosa che negli anni, incidente dopo incidente, disastro dopo disastro, ha dimostrato di non essere conveniente.
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Roma, Italia —
"Il futuro è nucleare? Non scherziamo, rappresenta solo il passato. Dopo sessant'anni di ricerca, il problema delle scorie non è stato risolto da nessun Paese. E se il premier parla di combustibili fossili che non sono infiniti, dovrebbe sapere che tale è anche l'uranio, indispensabile per sfruttare l'energia atomica. Ai tassi attuali di consumo, senza rilanciare il nucleare, le riserve economicamente sfruttabili sono di 50-54 anni" afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace.
Il nucleare copre oggi il 16 per cento della produzione di elettricità,
ovvero meno del 7 per cento dei consumi totali di energia nel mondo. Il
consumo di uranio corrispondente è di 65-70 mila tonnellate l'anno.
Secondo il "World Energy Council", le riserve di uranio estraibile a
costi calcolabili non superano i tre milioni e mezzo di tonnellate. Per
fare un confronto con le fonti fossili, il gas copre attualmente circa
il 22 per cento dei consumi totali di energia. Le riserve accertate
sono di 171 mila miliardi di metri cubi e il consumo annuale è di circa
2600 miliardi di metri cubi. Ai consumi attuali, le riserve di gas
dureranno circa 65 anni.
"Una politica energetica lungimirante deve basarsi su un forte aumento
dell'efficienza negli usi finali e sullo sviluppo delle fonti
rinnovabili, che possono dare un contributo significativo anche nel
breve e medio periodo. Se si escludono idroelettrico e geotermia,
esistenti da decenni, sulle nuove fonti rinnovabili l'Italia, il "paese
del sole", ha solo circa un terzo della media europea. Non si può dire
che in questi cinque anni il governo abbia fatto molto in questo campo"
conclude Onufrio.