Attivisti di Greenpeace in azione a Porto Tolle per dire no al carbone e chiedere all'Enel e al Governo impegni concreti per ridurre le emissioni di CO2, rispettare gli obiettivi di Kyoto e investire seriamente sulle fonti rinnovabili .
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Roma, Italia —
"La riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle è un atto contro il clima globale e va esattamente nella direzione opposta a quella che il Paese deve decidere di prendere: le fonti rinnovabili, l'efficienza e il risparmio energetico." Questa la posizione espressa in modo congiunto dalle associazioni ambientaliste Legambiente, Greenpeace e WWF.
Le associazioni aggiungono che "ancora non abbiamo visto alcun piano dell'Italia per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, mentre assistiamo a continue iniziative pro carbone, non ultima quella promossa dal sottosegretario Enrico Letta a favore del carbone del Sulcis. Ogni kilowattora a carbone emette dal doppio al triplo di CO2 rispetto al gas e l'Italia ha ancora un deficit sulle fonti rinnovabili di oltre 30 miliardi di kilowattora al 2010: una produzione pulita pari a 3 centrali di Porto Tolle. Il governo deve bocciare la riconversione a carbone di Porto Tolle e fermare quella di Civitavecchia" hanno aggiunto le tre associazioni.
"L'unico futuro accettabile per Porto Tolle, anche considerando l'impatto locale in un'area di elevatissimo pregio ambientale, è una conversione a gas, non certo il carbone" concludono le tre associazioni.