Una delle foto scattate da Robert Knoth ed esposte fino al 14 maggio all'Auditorium di Roma, nell'ambito del Festival Internazionale di Roma della Fotografia. Per maggiori informazioni visita il sito della mostra.
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Roma, Italia —
Un nuovo rapporto di Greenpeace, con il contributo di 52 scienziati da tutto il mondo, rivela che le valutazioni ufficiali dell'impatto sulla salute della catastrofe di Cernobyl sono state largamente sottostimate dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea).
Sebbene permangano grandi incertezze sulle conseguenze globali di
Cernobyl, l'Accademia delle Scienze russa stima che i tumori
attribuibili a Cernobyl in Bielorussia siano circa 270 mila, di cui 93
mila fatali. Il rapporto inoltre conclude che, sulla base dei dati
demografici, negli ultimi 15 anni circa 60 mila casi di morte in più si
sono registrati in Russia e che le stime della mortalità totale in
Bielorussia e Ucraina possono raggiungere altri 140 mila casi. Nel
complesso quindi si tratta di un aumento di tumori mortali fino a 200
mila casi, registrati tra il 1990 e il 2004. Queste valutazioni
contrastano con quelle del Forum Cernobyl dell'Aiea che prevede appena
quattromila morti attribuibili all'incidente.
La pubblicazione del rapporto di Greenpeace cade nel ventesimo
anniversario della catastrofe di Cernobyl, il 26 aprile, tema sul quale
domani si terrà anche un convegno al Campidoglio, organizzato da
Greenpeace, Wwf e Legambiente.
Il rapporto di Greenpeace illustra anche nel dettaglio il forte aumento
delle malattie non tumorali, di cui le statistiche dell'Aiea non
parlano mai. Per l'Agenzia sono stati quattromila i morti, senza
specificare che questi si riferiscono al solo gruppo di 600 mila
persone (i cosiddetti “liquidatori” e le persone rilocate dopo
l'incidente), mentre l'impatto dell'incidente ha coinvolto con il suo
fall-out circa 2 miliardi di persone. “E' sconfortante che l' Aiea stia
sminuendo l'impatto del più grave incidente nucleare della storia”
afferma Pippo Onufrio, direttore camapagne di Greenpeace, “Negare le
implicazioni reali non è solo un insulto per le vittime ma porta anche
a raccomandazioni pericolose, a rilocare le persone nelle aree
contaminate; l'Aiea non può rimanere il controllore globale del
nucleare se non ammette almeno che l'energia nucleare è responsabile di
quelle vite segnate per sempre”.
Il rapporto sulle conseguenze sulla salute umana della catastrofe di
Cernobyl è stato pubblicato assieme a una mostra fotografica,
presentata da Greenpeace in trenta città del mondo (a Roma, presso
l'Auditorium Parco della Musica dal 12 aprile al 14 maggio) visibile
anche su www.greenpeace.it/cernobyl. “Le immagini servono a ricordarci
che le vite umane sono più di un numero. Per ogni dato statistico c'è
una persona che sta pagando un prezzo. Chiunque abbia dubbi sugli
effetti dell'energia nucleare dovrebbe visitare la mostra per capire
perché noi ci opponiamo” commenta Onufrio.