Attivisti di Greenpeace nella notte hanno proiettato messaggi sulla centrale di Civitavecchia per ricordare che il carbone è la prima minaccia per il clima globale
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Roma, Italia —
In occasione dell’inaugurazione delle centrale di Torrevaldaliga a Civitavecchia, nella notte attivisti di Greenpeace hanno proiettato messaggi sulla centrale per ricordare che il carbone è la prima minaccia per il clima globale, e che la politica energetica di Enel, che vorrebbe coprire il 50% della propria produzione elettrica in Italia da carbone, non solo porterà il Paese fuori dagli obiettivi di Kyoto per la riduzione delle emissioni di gas serra, ma compromette gli impegni europei per lo sviluppo delle rinnovabili.
Già oggi Enel è il primo killer del clima con 51,6 milioni di tonnellate
di CO2 emesse nel 2006. Il Paese deve ridurre le emissioni di CO2 di
circa 100 milioni di tonnellate entro il 2012 per rispettare i parametri
di Kyoto, ma la nuova centrale riverserà oltre 10 milioni di tonnellate
di CO2 in atmosfera. “Ogni nuovo megawatt a carbone ci allontana sempre
più da Kyoto e dall’obiettivo europeo per le rinnovabili al 2020”
ammonisce Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di
Greenpeace. “Si dovrebbe invertire questa tendenza adesso avviando una
rivoluzione energetica pulita, e invece il sistema energetico italiano
corre in tutt’altra direzione”.
Dal 1994 a oggi la quota di energia rinnovabile è scesa dal 21% al 15,7%
della produzione totale. Le rinnovabili sono in diminuzione non solo
perché la produzione dell’idroelettrico è in calo, a causa delle minori
precipitazioni sull’arco alpino, ma anche perché lo sviluppo degli
impianti a base fossile è maggiore dello sviluppo delle rinnovabili. “In
Italia non c’è spazio per nuove centrali a carbone, tanto meno nel Parco
naturale del Delta del Po, come Enel vorrebbe fare a Porto Tolle”. Nel
2006 attivisti di Greenpeace avevano dipinto la scritta di 80 metri “NO
CARBONE” sulla ciminiera della centrale, con un blocco di tre giorni del
cantiere.
Ad oggi, oltre l’82% degli incentivi alla produzione di energia
elettrica vanno a impianti a base fossile, non alle fonti
rinnovabili. Tutto questo è pura follia. Non solo perché il Pianeta sta
correndo verso una crisi climatica forse irreversibile, ma perché
l’unico modo per limitare da subito l’utilizzo di fonti fossili
provenienti dall’estero e migliorare la sicurezza energetica del Paese è
puntare su fonti rinnovabili ed efficienza.
Secondo i dati ufficiali, risulta invece che nel 2007 il solare
fotovoltaico ha ricevuto appena 26 milioni di euro come incentivi in
“conto energia”, contro i 3,7 miliardi dati alle fonti fossili
“assimilate” attraverso il CIP6. Una goccia nel mare. “La montagna di
denaro riversata sulle fonti fossili impedisce il decollo delle
rinnovabili e limita la possibilità di ridurre le emissioni di CO2 del
Paese” denuncia Tedesco. “Nel 2007, attraverso il CIP6, lo Stato ha
incentivato la produzione di oltre 15 milioni di tonnellate di CO2”.