Roma, Italia —
In occasione del Forum delle Maggiori Economie (MEF) che si è aperto ieri a Londra e che riunisce i Paesi responsabili di oltre l’80% delle emissioni globali di gas serra, Greenpeace avverte che l’Europa non deve cedere ai tentativi degli Stati Uniti di far naufragare un accordo serio e ambizioso a Copenaghen per salvare il Pianeta da cambiamenti cimatici irreversibili e potenzialmente catastrofici.
Al di là delle ripetute promesse del Presidente Obama di fare degli Stati Uniti un paese leader nella lotta ai cambiamenti climatici, la sua amministrazione sta ancora una volta minacciando il raggiungimento di un accordo sul clima forte per limitare l’aumento delle temperature terrestri ben al di sotto di +2 gradi centigradi.
“L’Europa ha il dovere di mantenere i propri obiettivi e rigettare i tentativi americani di annacquare l’intero accordo“ afferma Martin Kaiser, esperto di politiche sul clima di Greenpeace International. “A meno di 50 giorni da Copenaghen, non si può sacrificare il Pianeta agli interessi individuali”.
Cina, Brasile, India e Indonesia hanno fatto importanti passi avanti verso il raggiungimento di un accordo salva-clima a Copenaghen, ma al momento manca ancora un chiaro impegno finanziario da parte dei Paesi industrializzati per sostenere i Paesi in via di sviluppo nella lotta ai cambiamenti climatici.
“Niene soldi, niente accordo” ricorda Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. “Il tema finanziario è centrale: senza i soldi sul tavolo, nessun Paese in via di sviluppo accetterà mai alcun impegno vincolante per limitare la crescita delle emissioni”. L’Europa affronterà il tema nei prossimi giorni, nel corso dell’Ecofin e del Consiglio Europeo sull’Ambiente.
Greenpeace denuncia che, proprio all’interno degli incontri preparatori al Consiglio Europeo sull’Ambiente, l’Italia è tornata all’attacco per diminuire gli impegni. Documenti ottenuti da Greenpeace mostrano che i negoziatori italiani hanno chiesto di cancellare l’obiettivo di 2 gradi centigradi come riferimento per gli impegni futuri di riduzione delle emissioni al 2020, e di eliminare l’obiettivo del Consiglio europeo per ridurre le emissioni dell'80-95% entro il 2050.
“Rimuovere l'impegno per limitare il riscaldamento globale a due gradi centigradi significa rimuovere una pietra miliare della politica europea sul clima” denuncia Tedesco “Come l’anno scorso, in occasione del ‘pacchetto clima’, l’Italia gioca a ridimensionare l’ambizione europea. Si ratta di un gioco sporco che potrebbe portare al fallimento dei negoziati di Copenaghen”.
Per un accordo vincolante, forte e ambizioso, a Copenaghen occorre invece che i leader dei Paesi industrializzati si impegnino a ridurre le emissioni di almeno il 40% al 2020 rispetto ai livelli del 1990, e garantire risorse finanziarie pari a 110 miliardi di euro all’anno per misure di adattamento, di mitigazione e per la protezione degli ultimi polmoni verdi nei Paesi in via di sviluppo.