Copenhagen, Danimarca —
Phil Radford, Direttore Esecutivo di Greenpeace USA commenta a nome dell’intera organizzazione il discorso di stamattina del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a Copenhagen.
“Il mondo si aspettava dal Presidente un discorso di speranza, nello spirito dello slogan pre-elettorale ‘Yes We Can’. Il senso di quello a cui abbiamo assistito è stato invece: conoscete l’impegno americano, sta a voi prendere o lasciare.
Obama può ancora salvare i negoziati decidendo di migliorare l’impegno americano per la riduzione delle emissioni, ora fermo a un misero 4% al 2020. Se invece le cose rimangono così come sono, vorrà dire che il Presidente ha attraversato l’oceano per dire al mondo che gli Stati Uniti non hanno nulla di nuovo da offrire.
Non avendo offerto alcun impegno migliorativo per nuovi tagli alle emissioni, Obama mostra di non badare alle indicazioni della scienza e di non avere a cuore il destino delle future vittime dei cambiamenti climatici, sia negli Stati Uniti che all’estero. Ora il Presidente rischia davvero di essere indicato come l’uomo che ha ucciso Copenhagen.
Obama ha detto che tutte le ‘parti’ devono fare passi avanti, ma non ne ha offerto alcuno. Ha affermato che i decenni di contrapposizione tra paesi ricchi e poveri devono avere fine, ma la sua visione di un accordo lancerà il mondo verso un aumento della temperatura di +3°C che cancellerà molte isole del Pacifico e avrà ripercussioni devastanti per l’Africa” conclude Radford.
Sempre da Copenhagen, il direttore delle campagne di Greenpeace Italia, Alessandro Giannì aggiunge, commentando una nota del Ministro Stefania Prestigiacomo: "Ci dispiace che il ministro Prestigiacomo si sia rattristata per la nostra critica alla posizione italiana. Ma non ricordiamo nessuna seria iniziativa del suo ministero che contraddica quello che stiamo sostenendo: e cioè che sugli obiettivi di riduzione - oggi come un anno fa - l'Italia gioca una posizione di freno rispetto ai maggiori Paesi europei".