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Secondo il rapporto, la costruzione di una centrale nucleare può superare del 300 per cento il budget previsto e, in media, impiegare quattro anni in più per la costruzione rispetto a quelli pianificati. Il rapporto esamina le ragioni degli enormi ritardi e dei costi eccedenti comuni ai progetti di costruzione di energia nucleare, ed esprime preoccupazione sulla sicurezza e affidabilità delle nuove tecnologie. Questi i punti salienti del rapporto:
Un chiaro esempio di questi problemi è la costruzione in corso a Okiluoto, in Finlandia, di un reattore europeo pressurizzato ad acqua (EPR) di nuova generazione – il primo reattore di questo tipo – che dopo soli diciotto mesi di costruzione ha già accumulato un ritardo di diciotto mesi sul programma, superando già adesso il budget previsto di 700 milioni di euro. Anche in un mercato totalmente liberalizzato come quello degli Usa, il governo ha stanziato forti sussidi economici per la mancanza di sufficienti investimenti privati da oltre venti anni.
"L'industria nucleare non ha mai mantenuto le promesse fatte riguardo alla sua capacità di far fronte ai bisogni energetici", spiega uno degli autori del rapporto, Stefan Thomas, professore di Politiche energetiche all'Università di Greenwich: "Finora la storia dimostra il disastroso fallimento del nucleare: decidere la costruzione di nuovi reattori eliminerebbe la possibilità di effettuare gli investimenti necessari in tecnologie rinnovabili ed efficienza energetica, per rispondere ai futuri bisogni di energia in modo economicamente e ambientalmente sostenibile".
"Questa analisi indipendente fa cadere il mito che l'energia nucleare è una fonte possibile e sostenibile di energia e indica chiaramente che i suoi conti non quadrano", dichiara Giuseppe Onufrio, direttore campagne Greenpeace Italia: "Queste conclusioni mostrano che l'energia nucleare non è niente di più che una pericolosa e costosa distrazione dalle soluzione reali per il cambiamento climatico. Esistono alternative più economiche, più sicure, più efficaci quali le fonti di energia rinnovabile e lo sviluppo di misure di efficienza energetica, come è indicato nel piano Energy Revolution* di Greenpeace".
Il rapporto, inoltre, è sostenuto da una recente analisi condotta dal World Energy Council, che ha mostrato che i tempi per completare la costruzione di reattori nucleari è aumentato da 66 mesi nella metà degli anni Settanta, a 116 mesi (quasi dieci anni) per quelli costruiti fra il 1995 e il 2000. Questi ritardi enormi evidenziano il fatto che l'energia nucleare contribuirà troppo poco e troppo tardi alla sfida per affrontare il cambiamento climatico. Un recente rapporto diffuso dallo statunitense Council on Foreign Relations rende noto che gli Usa ora possiedono 103 reattori nucleari in funzione e che anche prolungando di vent'anni il loro ciclo di vita, tutti i reattori esistenti probabilmente dovranno essere smantellati entro metà del secolo. Per sostituire i reattori esistenti negli Usa, dovrebbe essere costruito un nuovo impianto ogni quattro o cinque mesi nei prossimi quarant'anni.
02 Maggio 2008
25 Gennaio 2007