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Si riapre, in Italia, la discussione sul nucleare come soluzione 
possibile al problema del fabbisogno energetico, ma rimane sullo 
sfondo la questione drammatica dello smaltimento delle scorie.

Si riapre, in Italia, la discussione sul nucleare come soluzione possibile al problema del fabbisogno energetico, ma rimane sullo sfondo la questione drammatica dello smaltimento delle scorie.

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Roma, Italia — Si riapre per l'ennesima volta la discussione sulla necessità per l'Italia di investire sull'energia nucleare. Secondo Greenpeace, però, gli esponenti del governo e dell'opposizione che avanzano questa proposta omettono innanzitutto di rispondere a una questione di fondo: cosa ne facciamo delle scorie?

"Nel mondo esiste un solo sito geologico per lo smaltimento finale delle scorie nucleari, negli Stati Uniti, mentre paesi come Francia e Gran Bretagna sono ancora in fase di studio e sperimentazione. La Gran Bretagna, intanto, ha approvato linee guida che prevedono di non accettare rifiuti radioattivi stranieri al di fuori del riprocessamento, così come intende fare anche la Francia.

Le scorie già riprocessate in questi Paesi devono tornare in Italia per la loro collocazione definitiva. Dove le metteremo?" si chiede Roberto Ferrigno, direttore delle campagne di Greenpeace. Entro il 9 gennaio 2005, secondo la legge n. 368 del 24/12/03 (il cosiddetto decreto Scanzano), il commissario straordinario di governo per "l'emergenza rifiuti radioattivi", generale Carlo Jean, avrebbe dovuto individuare un sito unico nazionale di deposito. Oggi, passati 11 giorni dalla scadenza dei termini di legge, nulla si sa in proposito.

La stessa legge fa divieto di esportazione definitiva dei materiali nucleari di III categoria (250 tonnellate che rappresentano circa il 90% della radioattività delle scorie esistenti). Al contrario di quanto stabilito dalla norma, i rifiuti nucleari di maggiore pericolosità presenti sul territorio italiano potranno andare all'estero: a dirlo è il decreto del ministro delle attività produttive Antonio Marzano del 2 dicembre scorso. Ma dove? I sostenitori della scelta nucleare, inoltre, mentono quando ne sostengono l'economicità. "Un rapporto di Greenpeace evidenzia come i costi dichiarati del nucleare non siano quelli reali non tenendo conto, per esempio, dei sussidi alle imprese per ricerca e sviluppo nel campo dell'energia nucleare a scapito di altre fonti: nell'ultimo programma quadro per la ricerca europea, le tecnologie nucleari hanno ricevuto più di 1,2 miliardi di euro, mentre le energie rinnovabili solo 390 milioni di euro. L'industria nucleare ha inoltre beneficiato di prestiti stanziati nel quadro el trattato Euratom, per un totale di 3,2 miliardi di euro dal 1977" ricorda Ferrigno. Nonostante ciò, in Europa crescono le rinnovabili: si prevede l'installazione di 75.000MW di eolico (l'equivalente della produzione di 14 grandi centrali nucleari) entro il 2010, triplicandone l'attuale potenza. Infine, secondo lo studio di Greenpeace "Eolo o Plutonio?", a parità di investimenti, con l'eolico si darebbe energia a 6,5 milioni di case, con il nucleare a meno della metà.