Lo sfruttamento dell'energia nucleare per la produzione dell'energia elettrica è una scelta rischiosa che negli anni, incidente dopo incidente, disastro dopo disastro, ha dimostrato di non essere conveniente.
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Roma, Italia —
Greenpeace commenta il Rapporto Energia e Ambiente 2005 dell'Enea pubblicato oggi, che contiene una chiara mistificazione sui costi del nucleare. "Secondo una tabella del rapporto, l'elettricità da nucleare costerebbe due centesimi di euro al chilowattora. E' un'informazione del tutto infondata e se diffusa tra i risparmiatori potrebbe indurli a credere che il nucleare sia un buon investimento" commenta Pippo Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace.
"Se il nucleare fosse così economico come si spiega che nei paesi in
cui il mercato è stato liberalizzato da tempo, Stati Uniti e Gran
Bretagna, gli investimenti privati languono e i governi pensano di
sussidiare pesantemente il nucleare?"
Greenpeace ricorda come nel 2005 su proposta dell'amministrazione Bush
il Congresso abbia approvato generosi sussidi al nucleare: prestiti per
l'80 per cento del costo di costruzione e un contributo di 1,8
centesimi di dollaro per chilowattora, quasi quanto il costo
dell'elettricità da nucleare stimato dagli autori del rapporto Enea. Le
stime più ottimistiche del costo attualizzato del chilowattora, quelle
elaborate nel 2005 dal Dipartimento Usa dell'energia, ci dicono infatti
esattamente il contrario: il nucleare è la fonte più costosa, più del
gas, del carbone e dell'eolico. “Il nucleare risulta più costoso
sia nel breve periodo che nel lungo periodo (2025), con un costo che
supera i sei centesimi al chilowattora, il più alto tra tutte le fonti
energetiche, eolico compreso. Altro che due centesimi. Non bariamo!”
ribatte Onufrio.
Altri recenti studi del MIT (Massachusettes Institute of Technology) e
dell'Università di Chicago mostrano rapporti di costo ancora più
sfavorevoli al nucleare. Senza un'iniezione di denaro pubblico, in
sostanza, la sorte del nucleare negli Stati Uniti è segnata e non per
un referendum ma per mancanza di investitori privati a causa degli
eccessivi rischi di redditività degli investimenti. Se l'industria
nucleare va sovvenzionata in modo così pesante nei Paesi in cui si è
sviluppata non si capisce perché – anche solo in termini economici – si
debba porre il problema in Italia. “Rispetto al costo del chilowattora
prodotto da energia nucleare va ricordato che il costo del risparmio è
inferiore: le analisi condotte sui programmi di efficienza e risparmio
nei Paesi dell'Ocse mostrano che nei due terzi dei casi i costi del
chilowattora risparmiato sono ben inferiori ai 6 centesimi” spiega
Onufrio. Dopo 60 anni di ricerca applicata del nucleare il problema
delle scorie rimane insoluto in tutta la sua drammaticità.