All'apertura dei lavori della Conferenza ONU sul clima a Poznan, gli attivisti di Greenpeace hanno presentato una scultura, di legno e carbone, alta tre metri.
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Poznan, Poland —
Sarà possibile risparmiare 500 miliardi di euro in combustibili fossili entro il 2020 secondo il rapporto Energy [R]evolution Europa, diffuso oggi da Greenpeace. Questo dimostra come il vecchio continente possa ridurre in modo significativo le emissioni di CO2 e rafforzando la sua economia, se i leader dell’UE faranno decollare un pacchetto clima-energia ambizioso in discussione nei prossimi giorni.
Mentre inizia la sessione negoziale della Convenzione sul clima a
Poznan, l’UE non ha ancora trovato un accordo sul pacchetto
clima-energia anche grazie alla politica di sabotaggio dell’Italia e di
altri Paesi dell’Europa dell’est. Nel pacchetto sono inclusi gli
obiettivi di riduzione per ciascun Paese e le nuove regole per il
sistema di Emissions Trading.
“L’Europa ha bisogno di politiche forti per sostenere le fonti
rinnovabili, l’efficienza energetica e riduzioni drastiche delle
emissioni. Mentre i leader europei stanno finalizzando il pacchetto
clima-energia, il rapporto Energy [R]evolution per l’Europa dimostra
che esistono ampi margini tecnici ed economici per ridurre le emissioni
di gas a effetto serra” dichiara da Konin Francesco Tedesco,
responsabile della Campagna energia e clima di Greenpeace Italia.
Mentre alcuni Paesi, tra cui l’Italia, cercano di ridurre gli impegni,
il nuovo rapporto commissionato da Greenpeace dimostra come sia
fattibile un taglio delle emissioni del 30 per cento al 2020 e dell’80
per cento al 2050 rispetto al 1990. Il rapporto, elaborato dal DLR
tedesco (Istituto di termodinamica tecnica del Centro aereospaziale
tedesco), è una dimostrazione anche della fattibilità del pacchetto
clima-energia al 2020 con un sistema severo di commercio delle quote di
inquinamento dove chi inquina paga e si impegna a obiettivi di
efficienza energetica vincolanti.
“Queste forti misure hanno anche effetti economici positivi– aggiunge
Giuseppe Onufrio, Direttore delle campagne di Greenpeace – Nel solo
settore elettrico gli investimenti nelle fonti rinnovabili e
nell’efficienza energetica possono ridurre i costi dei combustibili di
500 miliardi di euro al 2020, rispetto allo scenario di riferimento.
Questi risparmi coprono gli investimenti aggiuntivi richiesti di due
volte e mezzo”.
Al 2050 il 56 per cento dell’energia primaria potrà essere fornita
dalle fonti rinnovabili, che potranno coprire l’88 per cento dei
consumi di elettricità. Questo è possibile se si realizzano le misure
di efficienza energetica in tutti i settori. Per i trasporti gli
aumenti di efficienza e un uso limitato dei biocombustibili potranno
ridurre le emissioni del 70 per cento.
Per la metà del secolo è tecnicamente ed economicamente fattibile una
riduzione delle emissioni dell’80 per cento senza ricorrere al nucleare
e alla cattura e stoccaggio della CO2, tecnologia non provata, costosa
e rischiosa.
“Purtroppo i segnali del governo Berlusconi vanno esattamente nella
direzione opposta e rischiano di far perdere al Paese un’occasione di
sviluppo tecnologico. Per un futuro sostenibile, retroguardia
ambientale significa anche retroguardia tecnologica” conclude Onufrio.