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Roma, Italia — “Dopo il G8, anche il ‘Meeting delle Maggiori Economie’ (MEM) promosso da Bush si è risolto in una farsa: la dichiarazione del MEM non fornisce alcuna indicazione né per gli obiettivi vincolanti al 2050, né per il target intermedio al 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra” commenta Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace. “Entrambi i meeting hanno escluso dai negoziati i Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Questo è inaccettabile e rischia di precludere la possibilità di arrivare a un accordo significativo al prossimo vertice ONU di Copenhagen nel 2009. L’unica sede per le negoziazioni sono le Nazioni Unite.”

“I Paesi in via di sviluppo sono pronti a fare passi in avanti, ma per ballare un tango bisogna essere in due” continua Tedesco. “Come anche dichiarato dai Paesi del G5 – India, Cina, Brasile, Messico e Sud Africa - per giungere ad un accordo globale sul clima occorre che i Paesi industrializzati siano i primi a impegnarsi a tagliare le emissioni del 25-40% entro il 2020 e di almeno l’80% entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990. Il riscaldamento globale è la prima minaccia che l’umanità deve affrontare e il tempo per farlo è ora. I tre giorni del G8 sono stati solo una perdita di tempo, esattamente l’opposto di cui il mondo ha bisogno per fermare la febbre del Pianeta.”