I fondali marini sono ecosistemi ricchissimi di biodiversità. Molte delle specie che abitano i fondali oceanici non sono ancora state scoperte dall'uomo, ma già rischiano l'estinzione a causa della pesca a strascico, una tecnica di pesca particolarmente distruttiva e capace di spazzare via in breve tempo interi habitat marini.
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Roma, Italia —
Alla vigilia dei mondiali di calcio, Greenpeace diffonde un dato impressionante: ogni quattro secondi un'area di fondali marini grande come dieci campi di calcio viene distrutta dalla pesca a strascico in mare aperto. Domani è la giornata mondiale degli Oceani e, prima che si concluda, una flotta di circa trecento pescherecci avrà gettato le proprie reti a strascico su 1500 chilometri di fondale, danneggiando alcune delle specie marine più fragili.
"Se tutto questo fosse accaduto sulla terra, si sarebbe sollevata una
protesta internazionale. La distruzione di questi incantevoli mondi
sottomarini è lontana dagli occhi e, perciò, lontana dal cuore – e
questo avviene solo per ridicole quantità di pescato" afferma
Alessandro Giannì, responsabile campagna Oceani di Greenpeace. "Le reti
della pesca a strascico danneggiano i fondali, poiché non solo
catturano tutto il pesce che incontrano sul proprio percorso, ma
strappano via coralli e spugne, annientando fragili specie marine che
hanno impiegato centinaia di anni a svilupparsi".
Gli oceani ospitano probabilmente il più ampio numero di specie ancora
sconosciute. Gli scienziati stimano che negli abissi vivano da
cinquecentomila a cento milioni di creature marine. Greenpeace, insieme
a una coalizione globale di Ong, a oltre 1500 scienziati e a un numero
crescente di Paesi, chiede alle Nazioni Unite una moratoria mondiale
sulla pesca a strascico sui fondali dei rilievi sottomarini per
gli effetti disastrosi che essa produce.
Greenpeace è, inoltre, impegnata in una delle più ambiziose spedizioni
mai affrontate che vede le imbarcazioni dell'associazione –
Esperanza, Artic Sunrise e Rainbow Warrior – solcare i mari dei
cinque continenti per ottenere la creazione di una rete globale di
riserve marine che comprenda il 40 per cento degli oceani del mondo. Il
15 giugno la "Rainbow Warrior" arriverà a Genova e a bordo si terrà una
conferenza internazionale con la presentazione del nuovo rapporto
"Riserve marine per il Mediterraneo".