Blitz di Greenpeace alla Fontana di Trevi. Una sirena è emersa dalle acque della fontana intrappolata in una "spadara", una rete derivante bandita dall'Ue e dall'Onu, tuttavia ancora usata nei nostri mari. Altri attivisti reggevano striscioni con scritto "La pesca pirata uccide il mare" e "L'unica grande rete che vogliamo è una rete di riserve marine".
Ingrandisci
Rama, Italia —
Blitz di Greenpeace alla Fontana di Trevi. Una sirena è emersa dalle acque della fontana intrappolata in una "spadara", una rete derivante bandita dall'Ue e dall'Onu, tuttavia ancora usata nei nostri mari. Altri attivisti reggevano striscioni con scritto "La pesca pirata uccide il mare" e "La sola grande rete che ci serve è una rete di riserve marine".
Proprio ieri Greenpeace ha presentato un bilancio del tour italiano
della Rainbow Warrior, la nave ammiraglia dell'organizzazione,
impegnata a pattugliare le coste italiane per monitorare lo stato dei
fondali e individuare operazioni di pesca illegale. Sono stati
denunciati quattro pescherecci che impiegavano reti illegali. Un pezzo
della spadara utilizzata per l'azione dimostrativa di oggi è stata
prelevata al largo di Capo Palinuro. Queste reti, lunghe anche 20
chilometri e alte 15 metri, vengono ancora calate nel nostro mare, in
barba al bando, per catturare i pescispada. Vi trovano però la morte
delfini e tartarughe, capodogli e altre balene.
Greenpeace aspetta di incontrare il ministro De Castro per discutere
dell'adozione di misure urgenti per fermare la pesca illegale.
"L'Italia non ha neanche redatto il piano d'azione contro la pesca
illegale come richiestoci dalla Fao" afferma Alessandro Giannì
responsabile della campagna mare. "Bisogna consentire il sequestro
delle reti nei porti e non riconsegnarle agli stessi pescatori. Com'è
possibile che abbiamo trovato reti sequestrate a bordo dei
pescherecci?".
Occorre una norma per il sequestro degli attrezzi illegali anche a
bordo e non solo in fase di pesca, e devono essere ritirate,
temporaneamente e in caso di recidiva in modo permanente, le licenze a
chi pesca in modo illegale rubando il pesce ai pescatori onesti. "Ci
domandiamo poi cosa pensa De Castro della proposta avanzata in sede
comunitaria di cambiare il nome delle reti derivanti per legalizzarle,
aggirando così il bando dell'Onu e della Commissione generale della
pesca nel Mediterraneo della Fao".