Impianto eolico. Dal 1995 al 2005 la potenza installata nel mondo è cresciuta di dodici volte.
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Roma, Italia —
È ora di dire definitivamente basta allo scandalo tutto italiano dei sussidi alle fonti rinnovabili dirottati invece verso rifiuti e derivati del petrolio tramite il "trucco" delle fonti assimilate. Con i cosiddetti CIP6 e i certificati verdi, nel 2005 gli incentivi sottratti allo sviluppo delle vere fonti rinnovabili sono stati ben 3,1 miliardi di euro, pagati dagli italiani attraverso la componente A3 della bolletta.
"Una cifra scandalosa se si pensa che termovalorizzatori e impianti
CIP6 sono tra i maggiori emettitori di CO2, con emissioni specifiche
perfino peggiori del carbone" afferma Francesco Tedesco, responsabile
Campagna Clima ed Energia di Greenpeace, di ritorno da Porto Tolle,
dove l'organizzazione ha occupato per tre giorni la centrale Enel per
bloccarne la riconversione a carbone.
Greenpeace sostiene la richiesta dei senatori Tommaso Sodano di
Rifondazione Comunista e Angelo Bonelli dei Verdi, di correggere entro
la fine dell'anno l'"errore materiale" contenuto all'interno della
Finanziaria, sull'emendamento che abolisce i CIP6 per i produttori di
energie non rinnovabili. Nella stesura attuale la norma CIP6
permetterebbe di incentivare non solo gli impianti già realizzati ma
anche quelli in via di autorizzazione fino al 31 dicembre, circa un
centinaio.
Continuare a incentivare le fonti fossili allontana l'Italia dagli
impegni di Kyoto e provoca costi che dovranno essere sostenuti
dall'intera collettività.