Milano, Italia —
Dopo quattro ore dall'inizio del blitz di Greenpeace presso uno dei più centrali negozi di Geox a Milano, arriva la chiamata del direttore della comunicazione dell'azienda italiana, Thanai Bernardini che dice che Geox si scusa con Greenpeace per non aver risposto subito alle richieste di informazioni riguardanti la pelle che acquista. Geox ha garantito l'immediato invio dei dati sui suoi fornitori di pelle e si è resa disponibile a un incontro lunedì prossimo - 8 giugno - presso la sede di Greenpeace Italia a Roma.
"Siamo soddisfatti di questo piccolo passo- afferma Chiara Campione, responsabile campagna Foreste di Greenpeace -Ora ci aspettiamo da Geox impegni concreti per la protezione dell'ultimo grande polmone del Pianeta. La nostra campagna non si fermerà finchè anche tutti gli altri grandi marchi, coinvolti nell'inchiesta ‘Amazzonia, che macello!’, decideranno di essere parte della soluzione e non più il problema".
Gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione questa mattina nella centrale via Dante di Milano alle ore 10. Durante il blitz, decine di passanti hanno partecipato alla protesta facendosi fotografare con il messaggio "Geox non fare la pelle all'Amazzonia”. Intanto sul web oltre 7.000 persone solo in Italia, decine di migliaia nel mondo hanno scritto a Geox, Timberland, Nike, Adidas, Reebok e Clarks chiedendo di impegnarsi per salvare la foresta amazzonica e il clima del nostro Pianeta.