Roma, Italia —
Parte dopodomani sera, domenica 13 febbraio, da Saluggia (Vercelli) il tredicesimo treno di scorie radioattive destinate al riprocessamento nell'impianto inglese di Sellafield. E alla stazione di Vercelli Greenpeace invita i cittadini a riunirsi domenica alle 22,30, per protestare pacificamente contro la partenza dell'ennesimo carico di rifiuti nucleari verso comunità che non li vogliono e che si oppongono all'arrivo delle nostre scorie.
Avrebbe dovuto essere l'ultimo, ma il decreto Marzano del 2 dicembre
2004 ha rimesso tutto in discussione: le 235 tonnellate di combustibile
irraggiato ancora stoccate negli impianti nucleari di Trino Vercellese,
Saluggia e Caorso (cioè il 99% della radioattività esistente presso gli
impianti nucleari dismessi) potranno essere esportate all'estero.
Stiamo parlando della ripresa di altri 70-80 trasporti eccezionali di
combustibile radioattivo dall'Italia: la partenza del prossimo carico è
annunciata per l'inizio del 2006.
Un provvedimento in palese contrasto con le scelte precedenti, che
avevano individuato nello stoccaggio a secco presso gli impianti
esistenti la soluzione intermedia al problema, in attesa
dell'individuazione di un deposito nazionale in Italia. Una decisione
che continua a scaricare su altre comunità il problema e che, per
quanto ci riguarda, semplicemente lo rimanda di qualche anno.
Né la legge inglese né quella francese autorizzano infatti gli
operatori locali a tenersi i rifiuti nucleari stranieri "per sempre".
L'Inghilterra potrebbe decidere di restituirci solamente i rifiuti ad
alta radioattività, riducendone quindi il volume ma non la
pericolosità. La Francia invece ce li rispedisce indietro tutti. Questo
vuol dire che la prossima generazione di italiani dovrà cercare una
soluzione che oggi non si ha né la volontà, né la capacità di trovare.
È intanto scaduto il 9 gennaio 2005 il termine previsto dalla legge n.
368 del 24.12.03 (di conversione del cosiddetto decreto Scanzano
14.11.03 n.314) per l'individuazione del sito unico nazionale di
deposito: nulla si è saputo ufficialmente.
A fronte di tali difficoltà e incapacità nell'affrontare la gestione
delle scorie, scaricando su ambienti e popolazioni stranieri il peso di
politiche energetiche nazionali fallimentari anche dal punto di vista
economico, con preoccupante superficialità e leggerezza viene riaperta
in Italia l'opzione nucleare. Il cui costo è il più elevato tra tutte
le fonti energetiche convenzionali (carbone e gas), più caro anche
dell'elettricità da fonte eolica, senza calcolare le conseguenze sulla
salute e sull'ambiente di un incidente nucleare anche piccolo.