Attivisti di Greenpeace in azione a Porto Tolle per dire no al carbone e chiedere all'Enel e al Governo impegni concreti per ridurre le emissioni di CO2, rispettare gli obiettivi di Kyoto e investire seriamente sulle fonti rinnovabili
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Roma, Italia —
Il piano ambientale annunciato oggi dall’Enel merita il premio di “bufala dell’anno”. L’Enel parla di rinnovabili e pensa al carbone. Sostiene di poter tagliare le emissioni di anidride carbonica (CO2) di 4 milioni di tonnellate, ma ha progetti nel carbone che – se realizzati – produrranno emissioni per 34 milioni di tonnellate. Il risultato combinato di questa schizofrenia (taglio di là, ma aumento di qua…), sarebbe quindi una crescita di circa 30 milioni di tonnellate di CO2.
Per protestare contro queste politiche contrarie al Protocollo di Kyoto
– che impone all’Italia di ridurre le proprie emissioni e di
indirizzarsi seriamente verso le fonti rinnovabili e l’efficienza
energetica –, Greenpeace ha in corso da questa mattina un’azione presso
la centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Nel rapporto che
accompagna l’azione – “Una scomoda verità. Il ritorno al carbone
allontana l’Italia da Kyoto” – si dimostra come i progetti di
riconversione a carbone di centrali elettriche dell’Enel rappresentino
un colpo definitivo alle possibilità dell’Italia di avvicinarsi agli
obiettivi del Protocollo: la quota prevista di emissioni di anidride
carbonica (a regime), infatti, è di 20,6 milioni di tonnellate per i
progetti in corso (Civitavecchia e Porto Tolle) e di 13,4 per quelli
ipotizzati (Rossano Calabro e Piombino). Già oggi, la maggiore azienda
elettrica italiana è responsabile di circa il 70 per cento delle
emissioni relative a questa fonte per il settore termoelettrico.
“Non è con gli specchietti per le allodole che si cambia la politica
energetica di un’azienda, e tanto meno di un paese come l’Italia”,
spiega Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace.
“Nonostante l’impegno annunciato oggi sulle rinnovabili, infatti,
l’Enel mantiene un record negli impianti ‘più sporchi’ (Brindisi sud in
testa): impianti nei quali il costo dell’elettricità è il più basso
possibile in Italia, proprio perché tecnologicamente obsoleti e dannosi
per il clima del pianeta. Ma che l’Enel pensi all’immagine prima che a
una vera svolta energetica non è una novità: basterebbe ricordare le
‘brillanti iniziative’ in Slovacchia, dove investe nel nucleare
sovietico della fine degli anni Settanta…”.