Attivisti di Greenpeace in azione a Porto Tolle per dire no al carbone e chiedere all'Enel e al Governo impegni concreti per ridurre le emissioni di CO2, rispettare gli obiettivi di Kyoto e investire seriamente sulle fonti rinnovabili
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Roma, Italia —
Gli attivisti di Greenpeace hanno lasciato oggi la centrale Enel di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Gli ultimi sette climber hanno abbandonato la ciminiera dell'impianto in cima alla quale stazionavano da tre giorni, in seguito al blitz dell'organizzazione ambientalista.
Dopo avere esposto un enorme striscione con una coccarda per il premio
all'Enel come "Clima Killer", gli attivisti di Greenpeace hanno
disegnato a caratteri cubitali sulla ciminiera la scritta "No carbone".
L'Enel, infatti, ha intenzione di riconvertire a carbone la centrale di
Porto Tolle, così come quella di Civitavecchia dove i lavori sono già
in corso. E altri progetti sono stati presentati, disegnando uno
scenario energetico che allontanerà l'Italia dal Protocollo di Kyoto e
rappresenta un tradimento del programma elettorale dell'Unione.
La protesta di Greenpeace è stata accompagnata da manifestazioni di
appoggio. I comitati locali della zona di Rovigo e del Polesine si sono
recati questa mattina davanti alla centrale per protestare contro la
riconversione al carbone. E un'analoga manifestazione, di carattere più
politico, si è svolta a Porto Tolle davanti al Comune. L'azione dei
climber è stata sostenuta anche virtualmente: in pochissime ore,
infatti, – complice il tam tam del web e dei blog di settore – circa
2.000 persone hanno aderito alla protesta, partecipando a una
cyberazione che permetteva di inviare un palloncino virtuale agli
attivisti sul campo. Dalla ciminiera di Porto Tolle, i climber hanno
risposto gonfiando decine di palloncini. La mobilitazione via web andrà
avanti con nuove strategie e un unico obiettivo: dire NO al carbone e
SI a rinnovabili ed efficienza energetica.
Inutili, finora, i richiami al ministro per lo Sviluppo economico
Pierluigi Bersani. Greenpeace si chiede: la parte del programma
dell'Unione relativa alle energie rinnovabili e al Protocollo di Kyoto
è stata firmata anche da Bersani, o il ministro ha firmato
qualcos'altro, e non l'ha fatto sapere? "Sarebbe molto interessante,
per noi e per gli elettori che hanno votato Bersani, conoscere una
risposta", afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di
Greenpeace: "Ed è chiaro che continueremo a premere nei confronti di
Bersani e del governo per sapere se sono dalla parte di Kyoto e
dell'ambiente o solo dalla parte degli interessi dell'industria. Quanto
all'Enel, l'episodio della notte scorsa, quando i nostri attivisti sono
stati lasciati al buio in cima a una ciminiera di 250 metri, non è un
bell'esempio di relazioni industriali. Da quando esiste l'industria, i
conflitti sono all'ordine del giorno e da un'azienda come l'Enel ci si
attenderebbe un comportamento maturo e non puerile e pericoloso come
quello tenuto in questi giorni".
Nei prossimi giorni, inoltre, gli attivisti di Greenpeace saranno
presenti davanti ai punti vendita di elettrodomestici e prodotti
elettronici per sensibilizzare e informare i consumatori sul tema
dell'efficienza energetica. Le città coinvolte nell'iniziativa sono –
per ora – Roma, Milano, Napoli, Palermo, Padova, Crema, Parma, Genova,
Venezia, Lecce, Bologna, Modena e numerose località minori. Gli
attivisti distribuiranno volantini informativi sui prodotti più
efficienti. Acquistare un elettrodomestico di nuova generazione A++ può
fare la differenza per bloccare il surriscaldamento del clima. Non
spetta soltanto ad aziende e governi intervenire per la diminuzione
delle emissioni di anidride carbonica: le scelte di ognuno di noi
possono contribuire a raggiungere gli obiettivi di Kyoto.