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Roma, Italia — Diffuso oggi il rapporto “Riserve marine ai raggi X” nato dalla collaborazione di Greenpeace, DAN Europe (Divers Alert Network Europe) e NASE che, all’interno del progetto DES (Divers Environmental Survey), hanno effettuato un monitoraggio subacqueo in 11 aree marine protette(AMP) per verificarne lo stato di salute. I risultati del monitoraggio – realizzato sulla base di 12 parametri ambientali (1) - promuovono Pianosa, Portofino e Capo Carbonara, ma anche Tavolata Capo Caccia, Tor Paterno e Ventotene. Pagella negativa per Plemmirio e Isole dei Ciclopi, mentre Porto Cesareo e Cinque Terre raggiungono appena la sufficienza.

Nelle AMP monitorate, se lo stato generale dell’ambiente risulta buono,
maggiori preoccupazioni si riscontrano per i popolamenti ittici e per i
popolamenti dei fondali. Premesso che questo tipo di monitoraggio
fornisce solo indicazioni da approfondire con analisi più dettagliate,
il DES ha identificato almeno cinque ordini di problemi nelle AMP italiane:

1. Pesca di frodo. È il problema più diffuso. In due AMP, in zona A sono
state trovate reti da pesca: Plemmirio e Isole dei Ciclopi. Anche a
Pianosa (zona A ma di un Parco Nazionale) è stato trovato e asportato un
piccolo frammento di rete. A Tor Paterno c ‘erano pescatori con le canne
e a Porto Cesareo è stato fotografato un pescatore subacqueo.

2. Zonizzazione insufficiente. La zonizzazione è la definizione dei
livelli di tutela. Com’è noto, in Italia esiste una suddivisione su tre
livelli di tutela: zone A (massima), B (intermedia) e C (minore).
Tuttavia, sono stati osservati posti bellissimi in zona C e posti dove
non c’era molto in zona A.

3. Eccessiva urbanizzazione della costa. Rilevato in alcune AMP un
eccesso di sedimentazione e torbidità che dipende anche dalla
urbanizzazione della costa (costruzione di case, strade, porti…) con il
rilascio di fango e altre sostanze. Un esempio, Punta Mesco alle Cinque
Terre.

4. Presenza specie aliene. Meno famosa della sua “parente”Caulerpa
taxifolia (la cosiddetta “alga assassina”), la C. racemosa è stata
trovata dalla Sicilia all’Arcipelago Toscano e risulta ormai diffusa in
tutto il Mediterraneo, soprattutto nel Sud. Le AMP potrebbero essere
utili “sentinelle” dove monitorare l’evolversi diqueste invasioni
biologiche.

5. Impatto del cambiamento climatico. Possibile conseguenza del
cambiamento climatico sembra essere la moria del popolamento di corallo
rosso a bassa profondità presso la Grotta di Falco a Capo Caccia
(Alghero). Probabilmente anche alcuni popolamenti di Paraeritropodium
coralloides, una gorgonia parassita che si insedia sulle gorgonie
danneggiate, possano derivare da morie indotte da stress termici o da
altri impatti antropici di origine “distante” dall’AMP.

“Le AMP si confermano uno strumento valido al ripopolamento in presenza
di controlli severi e in assenza di prelievo da pesca.” conclude
Alessandro Giannì, responsabile campagna Mare di Greenpeace ”Chiediamo
la creazione di una rete efficace di Riserve Marine - chiuse alla pesca
e all’inquinamento - che copra il 40% dei mari italiani. Perché un
sistema di questo tipo potrebbe ripopolare i mari e restituire
opportunità di lavoro al mondo della pesca che negli ultimi anni ha
perso 15.500 posti di lavoro.”

Note
(1) link ai parametri ambientali - Tabella 1 pag.4:
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/des-riserve-marine.pdf

Il rapporto “Riserve marine ai raggi X”:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/des-riserve-marine

La ‘pagella’ delle Aree Marine Protette:
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/pagella

Il blog del DES:
http://www.greenpeace.it/des/blog.html