Skip navigation.
Azione di Greenpeace presso la centrale a carbone E.ON di Fiume Santo.

Azione di Greenpeace presso la centrale a carbone E.ON di Fiume Santo.

Ingrandisci

Berlino, Germania — Affrontare il cambiamento climatico attraverso una “rivoluzione energetica” pulita permetterebbe di risparmiare circa 14mila miliardi di euro nella spesa in combustibili fossili, oltre a sostenere l’occupazione a livello mondiale. È quanto mostra il nuovo rapporto ‘Energy [R]evolution: A Sustainable World Energy Outlook’, presentato oggi da Greenpeace International ed EREC (European Renewable Energy Council) proprio al termine del tour dell’Arctic Sunrise in Italia contro il carbone.

Il rapporto traccia uno scenario per il futuro sistema energetico mondiale, in grado di fermare la crescita delle emissioni di gas serra al 2015. “Per creare un’economia stabile e fronteggiare la crisi climatica è necessario avviare ora una rivoluzione del modo con cui produciamo e consumiamo energia” afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace, “Una forte politica europea in materia di energia e clima basata su efficienza e rinnovabili renderà l’Europa più indipendente dalle fluttuazioni del prezzo dei combustibili fossili”.

Investire nelle tecnologie rinnovabili è una strategia “win-win-win”: vincente per la sicurezza energetica dell’Europa, vincente per l’economia, vincente per fronteggiare i cambiamenti climatici. Lo scenario di Energy [R]evolution stima, infatti, che i costi addizionali per l’utilizzo del carbone nel mondo - da oggi fino al 2030 - saranno pari a 15.900 miliardi di dollari, più di quanto necessario per avviare una rivoluzione energetica pulita.

Oliver Schäfer, direttore di EREC ha dichiarato che “il mercato globale delle fonti rinnovabili può continuare a crescere a tassi con due cifre fino al 2050, superando le dimensioni attuali del mercato delle fonti fossili. Oggi il mercato delle rinnovabili vale 70 miliardi di dollari all’anno e raddoppia ogni tre anni”

Sono prive di fondamento le posizioni di alcuni governi europei, come Italia e Polonia, secondo cui la crisi finanziaria costringerebbe l’Europa a rivedere al ribasso il pacchetto “energia e clima”. La strategia presentata da Greenpeace dimostra come sia fattibile supportare la crescita economica ed evitare allo stesso tempo una crisi climatica catastrofica. Italia e Polonia vorrebbero continuare a dare permessi gratuiti alle grandi compagnie energetiche, come E.ON, Vattenfall, RWE in Germania, ed Enel in Italia. In questo modo le aziende non saranno stimolate verso soluzioni energetiche pulite e l’Europa sarà ancora più dipendente dai combustibili fossili.

Greenpeace chiede che i permessi a emettere emissioni di CO2 – all’interno del sistema europeo di scambio ETS - siano assegnati attraverso il meccanismo di asta, in modo da utilizzare tali risorse economiche per supportare il rapido sviluppo delle rinnovabili e di programmi per l’efficienza energetica, in modo da ridurre i costi energetici dei diversi Paesi europei. Greenpeace chiede, inoltre, che l’Europa imponga un’immediata moratoria su nuovi impianti a carbone e che i Governi europei fissino l’obiettivo unilaterale per la riduzione delle emissioni europee al 2020, pari a un taglio del 30%.

Rapporti