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Con sistemi di intercettazione tecnologici, ampiamente disponibili sul mercato, si possono difatti recuperare i metalli, la carta, il vetro, le plastiche, consentendo un trattamento anaerobico-aerobico della frazione organica. Quest'ultima, prima di essere stabilizzata, produce biogas, che, una volta sottoposto a recupero energetico, può essere impiegato per alimentare l'impianto stesso e produrre calore ed energia elettrica destinata a terzi.
Finiranno pertanto in discarica non più del 30% della frazione residua formato da inerti, pellicole di plastica - anch'esse teoricamente recuperabili - e materiali organici stabilizzati la cui potenzialità inquinante è ridotta del 90%. Questa filiera di trattamento, molto meno inquinante dei processi di incenerimento, i quali comunque prevedono il ricorso a discariche per la collocazione di scorie e ceneri tossiche per circa il 30% dei rifiuti bruciati, presenta capacità di recupero di flussi di energia - e soprattutto di materiali - estremamente significative. Lo stesso quadro di "emissioni di CO2 evitate" non ha confronti con altre modalità di trattamento e di smaltimento. Inoltre, la collocazione in discarica di ciò che non é recuperabile riguarda rifiuti con potenzialità di percolazione e di emissione di fastidiosi odori non paragonabili a discariche per rifiuti tal quali.
Un impianto simile a quello qui descritto é entrato in funzione nel 2004 a Sidney, in Australia [ www.wsn.com.au ] a riprova della fattibilità di un'impiantistica che anche nella fase del trattamento dei rifiuti residui é in grado di massimizzare il recupero di preziose risorse. E ciò con costi molto inferiori rispetto agli inceneritori.
| Autori: | Marcello Colacino |
|---|---|
| Data di pubblicazione: | 07 Settembre 2005 |
| Formato: | Adobe PDF Hai bisogno di un aiuto per vedere questo file? Premi qui per un aiuto |
| Numero di pagine: | 72 |
| ISBN: | |
| Dimensione: | 716 Kb |