Questo rapporto dimostra come il recupero del nucleare sia in realtà una distrazione rispetto alla vera soluzione del problema dei cambiamenti climatici.
A 20 anni dal referendum sul nucleare, questo rapporto fa il punto della situazione su una tecnologia che Greenpeace considera un vicolo cieco. I termini reali del dibattito nucleare sono questi: come far sopravvivere una tecnologia marginalizzata dal mercato che ha ssorbito ingenti risorse pubbliche senza tuttavia risolvere nessuno dei suoi problemi fondamentali? E questo dibattito ignora la volontà dei cittadini: il risultato referendario del 1987 trova infatti conferme anche oggi nei sondaggi, a partire da quelli di Eurobarometro. E c'è un'ampia disponibilità verso le fonti rinnovabili.
Questo rapporto - leggi la sintesi in italiano - diffuso da Greenpeace ed Erec (European Renewable Energy Council), dimostra che produrre energia con le fonti rinnovabili e investire in efficienza costa dieci volte meno che continuare a usare combustibili fossili. Sviluppando l'eolico, il solare, la geotermica e le biomasse, non soltanto si ridurrebbero di metà le emissioni di CO2 del settore elettrico entro il 2030, ma si risparmierebbero 180 miliardi di dollari all'anno.
Questo rapporto, elaborato da un gruppo di ricercatori indipendenti, dimostra come a causa dei costi, dei lunghi periodi di costruzione, degli enormi contributi richiesti, delle preoccupazioni riguardo alla sicurezza e alle incertezze legate a tecnologie non ancora provate, le centrali nucleari rappresentino un pericoloso e costoso diversivo per le politiche di salvaguardia del clima globale. Esistono alternative molto più efficaci, sicure e meno costose come le tecnologie che usano le fonti rinnovabili e quelle che aumentano l'efficienza energetica.
Il rapporto "Energy [R]evolution: A sustainable World Energy Outlook", lanciato oggi da Greenpeace in tutto il mondo e sviluppato insieme a EREC – European Renewable Energy Council, fornisce la prima strategia globale e dettagliata su come ristrutturare il sistema energetico mondiale, consentendo un taglio delle emissioni globali di CO2 di quasi il 50 per cento entro i prossimi 43 anni.