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Greenpeace si oppone alla combustione tanto del rifiuto "tal quale" quanto del CDR (combustibile derivato da rifiuti) e del CDR-Q (CDR "di qualità elevata"), sia in inceneritori, di vecchia e nuova generazione, che in cementifici o centrali termoelettriche.
La combustione dei rifiuti, oltre che determinare un impatto ambientale e sanitario, disincentiva qualsiasi strategia a monte di riduzione e raccolta differenziata finalizzata al recupero dei materiali contenuti nei rifiuti.
La corretta gestione dei rifiuti, secondo Greenpeace, è quella che ha come obiettivo la minimizzazione della quantità dei materiali da portare allo smaltimento finale. Questo si traduce nella minimizzazione della produzione dei rifiuti e nella massimizzazione del recupero dei materiali presenti nei rifiuti. La strategia di Greenpeace è quindi la cosiddetta strategia delle “Erre”: Riduzione alla fonte, Riutilizzo/Riuso, Raccolta differenziata porta a porta, Riciclo/Recupero dei materiali.
Con questo approccio si può ridurre in modo drastico la quantità dei rifiuti residui, rendendo inutile la costruzione di nuovi impianti d'incenerimento. Lo stesso "residuo" - quel 15-30 per cento circa dei rifiuti solidi urbani che resta a valle di una raccolta differenziata spinta - può pessere trattato mediante impiantistica a freddo - TMB - senza alcun ricorso alla combustione. Gli scarti, ormai inerti, possono quindi essere smaltiti in una discarica controllata con un basso rischio di formazione di metano, CO2, percolato e incendi.
La strategia promossa da Greenpeace riduce l'impatto ambientale, crea più occupazione, risparmia energia e quindi nel complesso è conveniente anche dal punto di vista economico.
| Autori: | Marcello Colacino |
|---|---|
| Data di pubblicazione: | 31 Luglio 2007 |
| Formato: | Adobe PDF Hai bisogno di un aiuto per vedere questo file? Premi qui per un aiuto |
| Numero di pagine: | 14 |
| ISBN: | |
| Dimensione: | 100 Kb |