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No trivelle nel mare di Sicilia: la nostra diffida al Ministero dell’Ambiente

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News - 18 novembre, 2014
Abbiamo diffidato la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale dal concedere parere positivo alle istanze di ricerca e perforazione nel Canale di Sicilia.

Non siamo soli nella battaglia per mettere un freno ai folli progetti di prospezione e ricerca di idrocarburi da parte della compagnia petrolifera Schlumberger Italiana S.p.A in quell’angolo di mare – fra Pantelleria, Malta e capo Passero- che, oltre ad essere la casa di decine di specie animali - tra cui vulnerabili specie di cetacei, è interessata da pericolosi fenomeni di pseudo vulcanesimo: al nostro fianco ci sono le amministrazioni locali, altre associazioni, le cooperative dei pescatori, i rappresentanti del turismo e i comitati locali, capitanati da Enzo Maiorca.

Sarebbe scandaloso se la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero avallasse le richieste dei petrolieri:  le valutazioni presentate dalla società sono infatti lacunose ed erronee.

Ignorare – o fingere di ignorare – che l’area dove si vuole trivellare sia interessata da fenomeni di pseudo vulcanesimo conosciuti come “pockmarks”, che  rendono tale zona ad alto rischio geologico, e dunque pericolosa per l’offshore, è da irresponsabili.

E che dire del fatto che la compagnia petrolifera afferma che nelle due aree i cetacei sarebbero “scarsi”, ignorando che le aree oggetto di richiesta sono state considerate dalla comunità internazionale – sia dalla Convenzione di Barcellona, che da quella per la tutela dei mammiferi marini (ACCOBAMS) - meritevoli di tutela per il loro alto valore biologico, in particolare proprio per la presenza di cetacei, tra cui la balenottera comune?

Si tratta di un vera e propria “culla marina” per la riproduzione di specie ittiche come il gambero rosso, il gambero bianco, il nasello, la triglia di fango, l’acciuga, il tonno rosso.  

I risvolti di attività di ricerca e trivellazione petrolifera nell’area sarebbero quindi drammatici non solo per la biodiversità marina, ma anche per attività economiche importanti come la pesca.

Non vogliamo che tutto questo passi sotto silenzio!

Noi crediamo che il Ministero abbia il dovere di ascoltarci… e andremo fino in fondo a questa battaglia con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Insieme dimostreremo che questo non è un Paese per fossili!

FIRMA ANCHE TU LA NOSTRA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DALLE FONTI FOSSILI 

Se vuoi saperne di più leggi “LE BUGIE DEI PETROLIERI”.

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