Questo sito utilizza cookie tecnici propri per migliorare la tua navigazione e cookie di terze parti per analisi statistiche e condivisione dei contenuti. Procedendo con la navigazione acconsenti all'uso di tutti i cookie. Per saperne di più clicca qui.

Quella sporca filiera

Aggiungi un commento
News - 4 novembre, 2015
Il nostro ultimo report shock rivela gravi violazioni dei diritti dei lavoratori sui pescherecci thailandesi

"I trafficanti ci chiamavano palloni da calcio, per farci capire che eravamo sotto i loro piedi e potevamo essere spediti ovunque con un calcio, ma non potevamo andare da nessuna parte da soli."
È difficile immaginare una "metafora" più chiara e brutale di questa testimonianza, una delle tante raccolte lo scorso settembre nell'Isola di Ambon, in Indonesia, pubblicate oggi nel report "Quella sporca filiera", che denuncia senza mezzi termini le violazioni e gli abusi di alcuni lavoratori - imprigionati, picchiati, privati del cibo e del sonno- a bordo di pescherecci thailandesi.

I pescatori intervistati hanno raccontato che le navi su cui lavoravano trasferivano tonno e altri pesci catturati su una nave frigorifera, la "Marine one" di proprietà della compagnia Silver Sea Line Co. Ltd. che pochi mesi prima, come rivelato da un'inchiesta di Associated Press , era stata coinvolta nel trasbordo di pesce da imbarcazioni con lavoratori schiavizzati fino alla Thailandia. Qui il pesce era stato acquistato da un fornitore diretto di Thai Union, il più grande produttore al mondo di tonno in scatola, proprietario del marchio italiano Mareblu.
In seguito allo scandalo, Thai Union aveva rotto ogni relazione commerciale con questo fornitore, senza però prendere serie misure rispetto alle compagnie coinvolte nel trasporto di pesce in navi frigorifere.

La pratica dei trasbordi in altura consente ai pescherecci di rimanere in mare per anni, intrappolando i lavoratori in terribili condizioni di lavoro lontano da ogni controllo.
Thai Union, e il suo marchio italiano Mareblu, hanno la responsabilità e il potere di cambiare davvero le cose. I consumatori sono sempre più sensibili ai temi sociali e ambientali. È ora di mantenere le promesse fatte e dire basta ad una pesca che svuota i mari e viola i diritti dei lavoratori, CHIEDILO ANCHE TU!

Categorie
Non ci sono commenti Aggiungi commento

Invia un commento 

Per inviare un commento devi essere registrato.