Otto attivisti di Greenpeace sono stati assolti dal Tribunale di Cincinnati dalle pesanti accuse di violazione di domicilio con effrazione e condotta criminale. Gli attivisti rischiavano fino a 9 anni e mezzo di carcere. Il tribunale ha deciso che scalare la facciata della sede di Procter & Gamble (P&G) è al massimo una “invasione” del livello penale più basso (4th Degree Trespass) e gli attivisti sono stati “condannati” a 80 ore di servizi sociali. Visto che gli attivisti di Greenpeace in realtà non fanno altro, appunto un servizio sociale, la “condanna” dev’essere suonata come una beffa alla potentissima P&G, proprietaria di marchi come Gillette, Pantene, Vicks, Lacoste, Dash, Duracell, Viakal, Mastro Lindo e molti, moltissimi altri prodotti che usiamo quotidianamente.

Gli attivisti, lo scorso 4 marzo, avevano aperto due striscioni sulla sede di P&G a Cincinnati accusando la potente compagnia di usare olio di palma proveniente dalla deforestazione dell’Indonesia. Subito dopo l’azione P&G ha ricevuto oltre 400.000 messaggi e migliaia di telefonate: basta mettere in pericolo la foresta indonesiana e le tigri di Sumatra per sapone e crema da barba! Un mese dopo, P&G ha dovuto annunciare una nuova politica di acquisti dell’olio di palma che include obiettivi di sostenibilità ambientale ma anche di tutela dei diritti umani. E, per dirla tutta, ha deciso anche di ritirare le accuse contro gli attivisti di Greenpeace. Nonostante questo, la contea di Hamilton (dov’è Cincinnati)  ha deciso di “dare una lezione” a quei ribaldi che avevano scalato la facciata di un palazzo per una pacifica manifestazione di protesta.

Un processo negli USA è una cosa piuttosto seria. La minaccia di anni di dura prigione è concreta e i nostri attivisti hanno dovuto affrontare mesi complicati. Come ha detto Deepa Isac, l’avvocato di Greenpeaceio non sono stato arrestato ma io e gli altri continueremo a trarre benefici dall’azione di questi attivisti”. E’ vero per gli otto di Cincinnati, per i 17 di Cofrentes assolti ieri, per la nostra attivista, Matilde, che sta lentamente recuperando dopo che un’elica della Marina Militare del Regno di Spagna le ha tranciato una gamba (Matilde protestava contro le trivellazioni di Repsol alle Canarie) e per tutti gli attivisti di Greenpeace.

Ovviamente, non è la prima, e non sarà l’ultima, volta che si cerca di tappare la bocca agli attivisti di Greenpeace e a chi reclama tutele e diritti. La crisi globale delle risorse (con le conseguenze finanziarie e sociali che comporta) ha innescato un processo di restringimento degli spazi democratici nelle nostre società. Chi per decenni ha saccheggiato la natura e il nostro futuro promettendoci un futuro radioso (e intascandosi i profitti che ne sono derivati) adesso ha paura e minaccia. Il nostro regalo di Natale a voi tutti è la promessa che non ci lasceremo intimidire.

Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia