Oggi in tutto il mondo, festeggiamo la Giornata della Pace, sapendo però che per molti la pace è introvabile. Non oggi. E, a meno che le cose cambino radicalmente, non in tempi brevi.

Nel 2015 il numero di rifugiati e sfollati ha raggiunto cifre record - superando anche quelle della seconda guerra mondiale. E’ con il cuore pesante che ascoltiamo le notizie provenienti da tutto il mondo. Le immagini sono strazianti: un bambino terrorizzato, un ospedale in rovina, una barca capovolta, una città rasa al suolo, una comunità che lotta per la sopravvivenza. Per ogni immagine che cattura l'attenzione dei media, molte altre passano inosservate. La sofferenza e il dolore, oltre ogni comprensione e al di là dei limiti di ciò che la gente dovrebbe sopportare, sono la realtà quotidiana per molti.

Non possiamo  limitarci a far finta di capire, ma dobbiamo chiederci: cosa dovremmo fare?

Questa è una domanda che conosciamo bene: come possiamo noi tutti rendere il nostro mondo più verde e più pacifico? Sostenere e collaborare con altre organizzazioni non governative, partners e comunità che si oppongono alle violenze, è un passo nella giusta direzione. Un altro passo è usare le nostre competenze per aiutare le popolazioni colpite dal conflitto. Questi sono passi necessari e importanti, ma si tratta di azioni successive al conflitto.

Contrastiamo appassionatamente le storie che ci vengono vendute: che l'unico modo per raggiungere la sicurezza è attraverso la potenza militare e che i confini e le armi sono la chiave per una vita pacifica. Invece, tutti noi dobbiamo lavorare per affrontare alla radice le cause che portano ai conflitti, per cercare di prevenirli o d’interromperne l’escalation, in primo luogo. Dobbiamo lavorare tutti insieme fianco a fianco con le comunità per identificare soluzioni non violente ai problemi.

La pace non può essere definita esclusivamente dalla assenza di guerra o di conflitto.

Tutto questo è alla base delle strategie che applichiamo per raggiungere la pace. I governi spendono una fortuna in 'difesa', che si tratti di armi da fuoco, bombe, aerei da guerra o l'arma definitiva – la bomba nucleare. Di contro, vi è attualmente molta poca attenzione e pochissimo tempo e denaro spesi per la prevenzione proattiva dei conflitti.

Il modello del ventesimo secolo della sicurezza, sulla base del potere militare, non è più applicabile. L'idea che le armi sono il modo per garantire la sicurezza, che il dominio militare è un segno di superiorità, e "ciò che accade laggiù rimane laggiù" sono forti credenze che non potranno che portare ad altra violenza e sofferenza. La violenza genera altra violenza e raramente risolve i conflitti. La pace nel 21° secolo significa qualcosa di più che assenza di guerra.

Dobbiamo sostituire un modo di pensare che permette un approccio nazionale di sicurezza basato sulla forza militare e la paura di chi è diverso da noi, con uno che riflette una più ampia comprensione della vera sicurezza - sicurezza umana. La sicurezza umana si concentra sulla protezione e la promozione della dignità, la responsabilizzazione e la realizzazione per tutte le persone. Significa non solo proteggere le persone dalla minaccia, ma creare il tipo di sistema ambientale, sociale, politico ed economico che sostiene e valorizza le persone che crescono una accanto all'altra e nel loro ambiente.

Un ambiente sano è la chiave per la sicurezza umana. La cura per l'ambiente è una necessità, non un lusso. I nostri destini e quello del mondo naturale sono intimamente connessi. Noi esseri umani non possiamo sopravvivere, né vivere in pace, senza un ambiente sano e funzionante.

 

Il Nobel per la pace Willy Brandt disse una volta: "La pace non è tutto, ma senza la pace tutto è niente." Questa logica vale ancora di più applicata al mondo naturale che ci fornisce la base della nostra stessa esistenza.

Gran parte dei danni che stiamo infliggendo al nostro pianeta sono irreversibili. Ora siamo in un momento critico, un punto di svolta, e l’oltrepassare i limiti del pianeta ci sta portando verso il basso in un percorso di crescente instabilità, scarsità di risorse, paura, crisi e potenziali conflitti. Alcuni degli effetti negativi dei cambiamenti climatici sono già inevitabili. Le crisi continueranno a verificarsi. E’ come scegliamo di rispondere che conta.

La scarsità di risorse (acqua, terreni coltivabili, energia) non deve portare a un conflitto. In realtà, ricerche mostrano che, spesso, è possibile creare le condizioni affinché fazioni rivali cooperino.

Condividere le nostre risorse scarse in modo equo e proteggere i beni comuni dell’umanità sono due modi essenziali per raggiungere un mondo più verde e più pacifico.

Siamo in grado di affrontare le questioni di crescente scarsità di risorse e gli impatti locali e globali del cambiamento climatico attraverso la promozione di alternative sostenibili alla scarsità di risorse.

Prendiamo ad esempio l’energia. I conflitti sono sempre complessi ma, in tutto il mondo, la ricerca di risorse e i conflitti vanno spesso di pari passo. I conflitti in Iraq, Ucraina, Sudan, Mar Cinese Meridionale e Nigeria sono tutti, in una certa misura, legati alla proprietà, all'accesso e al trasporto dei combustibili fossili.

Le "guerre di risorse" non sono una novità. Ma oggi siamo in grado di superarle. L'energia è un esempio chiave di come la transizione a fonti rinnovabili sostenibili, pulite, potrebbe non solo ridurre i conflitti, ma rendere la vita più facile e più generosa per miliardi di persone. In tutto il mondo 1,3 miliardi di persone - pari al 18% della popolazione mondiale - continuano a vivere senza accesso all'elettricità. 2,6 miliardi di persone sono prive di attrezzature da cucina pulite. Questo è un problema soprattutto per sfollati e rifugiati. Le energie rinnovabili stanno già contribuendo a trasformare la vita in tutto il mondo e Greenpeace, con il vostro aiuto, sta giocando un ruolo nel contribuire a tutto ciò sia segnando la strada per raggiungere il 100% di energia rinnovabile disponibile per tutti, sia lavorando sul campo per connettere le persone (ad esempio in India, Italia e Libano).

La nostra idea è per un mondo dove l’intimo, simbiotico rapporto tra pace e ambiente sia prezioso e rispettato. Noi siamo per un mondo in cui le persone convivano pacificamente tra di loro e con la natura. Noi siamo per un mondo in cui le nostre limitate risorse siano rispettate, celebrate e condivise. Ma per arrivarci dobbiamo scegliere la cooperazione contro il conflitto. Dobbiamo scegliere l'equità e la sostenibilità contro l’avidità, la dignità umana e il coraggio contro l’eccessivo sfruttamento.

 

Noi siamo per la pace.

 

E come disse uno dei nostri fondatori: Facciamo una pace verde.

 

Scritto a due mani da Jennifer Morgan e Bunny McDiarmid - Direttore esecutivo di Greenpeace International (un ruolo di leadership condivisa)