Vuoi sapere davvero dove nasce il tonno Nostromo? Allora forse è meglio che eviti di guardare lo spot televisivo lanciato qualche settimana fa da uno dei più importanti marchi di tonno presenti sul mercato italiano. Nostromo ci racconta che è proprio laggiù dove l'oceano è più blu, laggiù dove l'oceano è più profondo, laggiù nel cuore del mare che sceglie uno a uno i tonni che finiscono nelle nostre scatolette...ma purtroppo la pesca usata per portare ogni giorno sulle nostre tavole il tonno in scatola è tutt'altra cosa.

 

La maggior parte del tonno Nostromo viene infatti catturato con metodi di pesca poco selettivi, cioè reti a circuizione troppo spesso usate con sistemi di aggregazione per pesci (FAD Fish Aggregating devices) che oltre al tonno catturano anche molte altre specie come tartarughe, razze o squali. Per non parlare dell'enorme quantità di "baby tuna", esemplari di tonno obeso e pinna gialla così piccoli da non aver ancora raggiunto la maturità, andando ad acuire ancora di più la crisi di queste specie, già vittime dello sfruttamento eccessivo.

I pescherecci che utilizzano questi metodi di pesca sono ben lontani dall'immagine del piccolo peschereccio che ci viene proposta nello spot. A un occhio ben esperto non sfugge che il peschereccio del video è un cianciolo, solitamente usato per la pesca alle acciughe, e non certo una barca per la pesca al tonno! Nella realtà infatti i tonni che finiscono nelle scatolette Nostromo sono pescati da mega-pescherecci che possono raggiungere anche 100 metri di lunghezza e in grado di catturare fino a 3000 tonnellate di tonno in una sola partita di pesca: quasi il doppio delle catture annuali di alcuni paesi delle isole del Pacifico, nelle cui acque vanno a pescare.

Molti dei pescherecci usati per catturare il tonno Nostromo fanno parte della flotta Calvo (il gruppo spagnolo che possiede il marchio italiano) che sta depredando le acque di tutto il mondo. Recentemente una delle loro imbarcazioni è stata coinvolta in un episodio di pesca illegale al largo della costa del Senegal... e non è certo il tipo di pesca che Nostromo vorrebbe farci vedere in tv!

Eppure un'alternativa a questo tipo di pesca che sta "pugnalando al cuore il mare" esiste davvero: si tratta della pesca a canna effettuata da flotte artigianali di piccoli pescherecci che danno lavoro a migliaia di pescatori locali. La verità è che meno dell'1% del tonno Nostromo è pescato a canna: cosa aspetta l'azienda a andare davvero alla ricerca di un tonno così buono e a prediligere quello che davvero viene pescato con la sola forza della passione e della determinazione?

Ma non è tutto: per farci davvero "sognare" Nostromo ha pensato bene di utilizzare nella propria pubblicità il bellissimo e maestoso tonno rosso del Mediterraneo.....peccato che nelle proprie scatolette finisca solo il più piccolo tonnetto striato, e in minor quantità il tonno pinna gialla, specie di tonno tropicale provenienti da oceani lontani come il Pacifico o l'Atlantico! E questo nonostante l'azienda si sia addirittura impegnata nella propria politica a non utilizzare "specie in pericolo". Il tonno rosso del Mediterraneo è infatti stato portato sull'orlo del collasso da una pesca eccessiva e illegale, che solo troppo tardi è stata ridotta a livelli sostenibili, permettendo negli ultimi anni un lento recupero della risorsa.

Insomma l'immagine bucolica del piccolo pescatore che seleziona quasi uno a uno i tonni che finiscono nelle nostre scatolette è suggestiva...che sia la volta buona che Nostromo decida di usarla davvero per le proprie produzioni? Guardando quello che finisce oggi nel tonno Nostromo ci sentiamo delusi e ingannati come consumatori, e chiediamo all'azienda di prendere impegni decisi per eliminare metodi di pesca distruttivi. Dopo l'estate pubblicheremo la nostra nuova Classifica Rompiscatole e vedremo se Nostromo è disposto a investire oltre che in spot pubblicitari, e visionari, anche in una pesca realmente sostenibile.

Giorgia Monti - Campaigner Mare di Greenpeace Italia