Il gruppo industriale malese IOI (Industrial Oxygen Incorporated Sdn Bhd), presente anche in Italia, è tra i maggiori produttori mondiali di olio di palma ed uno dei fondatori della Tavola Rotonda per l’olio di palma sostenibile (RSPO), un’iniziativa globale nata nel 2004 e supportata da diverse categorie di soggetti attivi nella filiera dell’olio di palma.

 

Sfortunatamente, RSPO non si è mai dimostrata in grado di garantire una produzione veramente responsabile dell’olio di palma, a causa dei suoi standard poco ambiziosi. All’interno della RSPO, infatti, ci sono anche aziende che non sono in grado di dimostrare l’assenza di pratiche come l’incendio delle foreste torbiere o altri tipo di deforestazione nella propria filiera produttiva. Quanto accaduto di recente conferma i nostro dubbi su RSPO.

 

A fine marzo 2016, il Gruppo IOI, è stato denunciato e sospeso della stessa RSPO perché responsabile della distruzione di foreste e torbiere nel West Kalimantan, in Indonesia. Greenpeace ha quindi chiesto alle multinazionali che acquistavano olio di palma da IOI di sospendere i rapporti commerciali con il gruppo. Nei mesi successivi circa due dozzine di aziende (tra cui Ferrero, Nestle, Kellogg’s, Unilever, Mars e Cargill) hanno ascoltato la nostra richiesta. 

Ai primi di agosto, RSPO ha però deciso di revocare la sospensione del Gruppo IOI senza che questo avesse compiuto significativi miglioramenti. Questa decisione ha purtroppo dimostrato che RSPO è più interessata ad aiutare uno dei sui fondatori a ritrovare i propri clienti, che al rispetto dei propri standard.

Il gigante malese continua a drenare le torbiere intorno alle proprie concessioni nel Ketapang, nel sud della provincia indonesiana del West Kalimantan. IOI non ha ancora pubblicato un piano globale per garantire che i propri fornitori non distruggano la foresta pluviale e le torbiere e, non meno importante, non ha fatto nulla di concreto per il rispetto dei diritti delle comunità tradizionali del Long Teran Kanan nel Sarawak, Malesia orientale. Queste comunità da anni denunciano i soprusi di IOI.

 

Ecco perché continuiamo a chiedere alle aziende del settore dell’olio di palma di non riprendere i rapporti commerciali con IOI. Indipendentemente dallo status della certificazione RSPO, IOI continua a non applicare politiche 'No Deforestazione’ e acquistare olio di palma da questa società significherebbe rendere complice la propria azienda ed i propri clienti della distruzione delle foreste del paradiso e della violazione dei diritti delle comunità tradizionali e dei lavoratori.

 

La decisione di riprendere i rapporti commerciali con IOI dovrebbe arrivare solo nel momento in cui il gigante malese sarà disposto ad adottare misure significative per:

  • Sospendere immediatamente la distruzione delle foreste e torbiere nelle proprie concessioni e in quelle dei propri fornitori.
  • Ripristinare le foreste e torbiere che sono state distrutte a causa delle sue scellerate pratiche produttive.
  • Garantire una rendicontazione trasparente, che possa essere comprovata da revisori esterni e che si basi sulla pubblicazione:

-        delle mappe e dei confini delle proprie concessioni, incluse le relative valutazioni HCV (Alto Valore di Conservazione) e HCS (Alto Stock di Carbonio);

-        dell’elenco completo dei propri fornitori e la conformità di questi ultimi con le nuove ambiziose politiche della società.

  • Adottare un significativo approccio di tutela del paesaggio, capace di mitigare l'impatto delle proprie concessioni su foreste e torbiere, a partire dalle quattro concessioni nella zona del Ketapang, Indonesia.
  • Risolvere il conflitto con le comunità tradizionali del Long Teran Kanan (LTK) in Sarawak, Malesia, riconoscendo alle popolazioni che abitano questo territorio da generazioni il diritto alle proprie terre, e ri-negoziando l'accesso della società e l'uso di queste terre in base ai principi sanciti dalla Convenzione 169 dell’ ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro).
  • Rispettare i diritti dei lavoratori, ponendo fine al traffico di lavoratori migranti nelle proprie concessioni (documentato dal report “The Law of the Jungle” dell’ONG finlandese Finnwatch).

 

Se volete saperne di più continuate a seguirci, presto avremo nuove interessantissime novità!

Per maggiori informazioni sul quanto accaduto tra IOI e RSPO, leggete il report Burning Issue.

Martina Borghi, campaigner Foreste