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Parte il "Bhopal bus tour"

News - 3 novembre, 2009
Insieme agli attivisti di Amnesty International e ai sopravvissuti al disastro di Bhopal, abbiamo effettuato un "clean up"di fronte alla sede legale della Dow Chemical Company, muniti di tute bianche e scopettoni. La Dow oggi controlla la Union Carbide, proprietaria dello stabilimento da cui, il 2 dicembre del 1984, fuoriuscirono tonnellate di sostanze chimiche tossiche. Le vittime dell'incidente non hanno mai potuto rivendicare i propri diritti.

"Clean up" di fronte alla sede della Dow Chemical Company a Milano per non dimenticare Bhopal.

A distanza di quasi 25 anni dal disastro di Bhopal, gli abitanti continuano a soffrirne le conseguenze. Per non dimenticare la tragedia che causò la morte di circa 25.000 persone, abbiamo organizzato insieme ad Amnesty International il "Bhopal bus tour", con una delegazione di sopravvissuti all'incidente che parteciperà a manifestazioni e incontri pubblici a Roma e Milano.

Bhopal è un caso emblematico nel contesto della responsabilità delle aziende. Non è solo una tragedia dei diritti umani del secolo scorso, ma un triste esempio di come la legge protegga le imprese potenti e abbandoni a se stesse le persone povere.

Sebbene il disastro sia avvenuto 25 anni fa, il terribile impatto della fuoriuscita di gas tossici sulla popolazione, sui terreni, sulle falde acquifere e nell'aria, è ancora presente. Molti sopravvissuti aspettano ancora di ottenere un risarcimento economico. Il sito della fabbrica non è ancora stato decontaminato. Le misure messe in atto dal governo indiano per avviare una riabilitazione dei sopravvissuti al disastro - sia dal punto di vista delle cure mediche sia della riabilitazione socio economica - sono state insufficienti.

Nell'incontro con la stampa nel centro di Milano, a bordo del "Bhopal bus" Satinath Sarangi, fondatore del Gruppo d'informazione e azione su Bhopal e amministratore della Sambhavna Clinic di Bhopal, ha affermato:

"Oggi oltre 100.000 persone, esposte alle esalazioni tossiche e alla contaminazione del terreno e dell'acqua di Bhopal, continuano a soffrire e tanta gente muore prematuramente. La Union Carbide e la Dow Chemical continuano a evadere la giustizia e a evitare di assumersi ogni responsabilità legale per i danni causati a Bhopal."

"Da parte sua il governo indiano, interessato ad attrarre investimenti esteri, preferisce blandire le corporation statunitensi piuttosto che prendersi cura dei suoi cittadini avvelenati. I 25 anni d'ingiustizia a Bhopal mandano un messaggio chiaro alle aziende: possono continuare a uccidere e ad avvelenare, facendola franca. Fare giustizia a Bhopal, invece, è fondamentale per proteggere il mondo dai crimini ambientali".

Appoggiamo le richieste di Satinath Sarangi. Troppo spesso multinazionali come la Dow Chemical evitano di assumersi la responsabilità per i danni arrecati alla salute delle persone e all'ambiente. I diritti dei sopravvissuti non possono più essere calpestati.

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