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Le mezze verità della Fao sulle foreste

News - 16 marzo, 2007
Secondo il rapporto Fao sullo stato delle foreste del mondo, la deforestazione rallenta. Ma c'è un errore: si confondono le foreste con le piantagioni. Cresce, infatti, il numero di alberi piantati in Paesi che hanno, però, già perso le proprie foreste naturali. Intanto le grandi foreste primarie - soprattutto quelle tropicali - continuano a essere rosicchiate dall'industria del legno. Senza tregua.

Deforestazione in Congo.

Secondo la Fao, in Asia aumenta la superficie forestale grazie ai quattro milioni di ettari di piantumazioni in Cina. Certo le piantagioni non compensano la  devastazione delle foreste tropicali dell'Indonesia, dove la deforestazione - sono sempre dati Fao - avanza a un tasso annuale del 2 per cento.

Secondo l'analisi di Greenpeace delle ultime mappe pubblicate dalle Nazioni Unite, l'Indonesia si è guadagnata il titolo di più veloce distruttore di foreste dell'intero pianeta. Distrugge, infatti, 49 chilometri quadrati di foreste al giorno - otto campi di calcio al minuto - ovvero il 2 per cento delle foreste del paese all'anno.

In Africa, il tasso di deforestazione è allarmante. Nella Repubblica Democratica del Congo - ora che la guerra è formalmente finita - la Banca Mondiale propone  la stessa ricetta usata dieci anni fa in Camerun: una riforma forestale a tutto vantaggio dell'industria del legno.

In Camerun questa ricetta è stata un fallimento: terre espropriate senza consultare le comunità locali; piani di gestione fasulli  e insostenibili; irregolarità nella gestione delle concessioni; corruzione; utilizzo delle tasse di superficie senza alcun beneficio per le comunità; assenza di un efficace sistema di monitoraggio della legalità.

Deforestazione in Congo

In America Latina, l'Amazzonia perde 25.276 chilometri quadrati di foresta, un'area grande quanto la Sicilia.

Anche le foreste boreali sono a rischio. La Finlandia incrementa la propria superficie boscata, ma distrugge gli ultimi frammenti di foresta primaria, nonostante gli avvertimenti della comunità scientifica. Nei giorni scorsi gli attivisti di Greenpeace hanno protestato a Helsinki, di fronte alla direzione di Stora Enso, il principale acquirente di fibre di legno dall'agenzia statale Metsähallitus, che sta distruggendo le preziose foreste affidatele. Con questo legno, la Stora Enso produce carta per riviste stampate in tutto il mondo, Italia inclusa, e risme da fotocopie.

In Canada continua la pratica del taglio a raso. Ma la battaglia di Greenpeace contro la Kimberly-Clark, il gigante della carta che utilizza fibra vergine proveniente dalle foreste boreali, sta dando i suoi frutti: più di 700 aziende hanno boicottato la  Kimberly-Clark, chiedendo più fibra riciclata e taglio sostenibile a difesa delle foreste del Canada. Anche gli impianti sciistici di Aspen hanno deciso di eliminare i suoi prodotti da tutte le stazioni sciistiche, alberghi e ristoranti compresi.

Una buona notizia arriva dalla Russia. In seguito alle denunce di Greenpeace, il direttore dell'Agenzia forestale russa, Valery Roschupkin, ha disposto un'indagine immediata sulle massicce violazioni della legge forestale nella repubblica russa della Camelia. Il rapporto Complici nel crimine: un'indagine di Greenpeace sul traffico di legno illegale con la Russia era stata divulgata lo scorso anno.

Non si tratta solo di proteggere la biodiversità sempre più minacciata. Secondo la Banca Mondiale 1,2 miliardi di persone hanno bisogno delle foreste per sopravvivere. La perdita delle foreste naturali causerà un incremento della povertà, dell'insicurezza sociale e dell'instabilità.

Greenpeace chiede ai governi di non nascondersi dietro rassicuranti illusioni. Il declino delle grandi foreste naturali del pianeta deve essere affrontato con misure concrete. Prima che sia troppo tardi.

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