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I retroscena dei reattori di Mochovce

Greenpeace presenta un rapporto sulla sicurezza degli impianti Enel di Mochovce

News - 15 maggio, 2007
Enel e il nucleare sovietico. Il caso Mochovce. In attesa dello studio di fattibilità dell'Enel - che era previsto per fine aprile - Greenpeace presenta un rapporto sulla sicurezza dei reattori di Mochovce. Gli impianti - realizzati con tecnologie sovietiche obsolete - sono in fase di costruzione molto avanzata. Le possibilità di intervento sono poche. E i rischi sono tanti.

Come si vede dalla foto, la costruzione dei reattori di Mochovce è in stato molto avanzato: è troppo tardi per intervenire per migliorare la sicurezza degli impianti.

Il rapporto - redatto in ceco e tradotto in inglese - si basa su un documento del 2002 di Slovenske Elektrarne. Enel controlla Slovenske Elektrarne - la società elettrica slovacca da poco privatizzata - con il 66 per cento delle azioni.

Greenpeace denuncia, da tempo, l'assurdità del piano di investimenti Enel sul nucleare slovacco: è in gioco un investimento colossale di 1,8 miliardi di euro su una tecnologia obsoleta - si tratta di reattori sovietici di seconda generazione - che non rispetta gli standard di sicurezza occidentali.

In Germania, dopo la riunificazione, tutti i reattori di tipo sovietico - compreso uno appena entrato in funzione identico a quelli previsti a Mochovce - furono bloccati perché non era possibile adeguare la sicurezza degli impianti agli standard occidentali. In Finlandia, invece, la centrale finlandese di Loviisa fu riprogettata, aggiungendo un sistema di contenimento statunitense e un sistema di controllo di produzione tedesca.

I reattori di Mochovce.

Il sistema di contenimento è fondamentale: serve ad evitare fuoriuscite di radioattività e protegge il reattore da eventi esterni, come la caduta di un aereo.

Nel caso Mochovce non esiste un vero e proprio sistema di contenimento e, più in generale, il sistema di protezione per gli incidenti non è stato mai testato. Questo è il nodo più problematico sul piano della sicurezza. E l'esempio finlandese non può essere d'aiuto, perché la costruzione degli impianti slovacchi - la documentazione fotografica lo dimostra chiaramente - è in stato molto avanzato: non si può aggiungere, a questo punto, una struttura davvero robusta senza demolire e ricostruire ex novo ampie parti dell'impianto.

Greenpeace rimane quindi in attesa del progetto di fattibilità dell'Enel. Ma lo scetticismo è tanto. E in ogni caso questo investimento è a perdere: nessuno costruirebbe nel 2007 un reattore progettato 30 anni prima.

Nelle scorse settimane, Greenpeace ha protestato di fronte alle ambasciate italiane in Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Bulgaria; quasi 22.000 email inviate dai nostri cyberattivisti hanno inondato la segreteria del Premier Romano Prodi, chiedendo di bloccare gli investimenti dell'Enel nel nucleare sovietico a Mochovce. I Verdi Piazza e De Petris hanno inoltre presentato rispettivamente alla Camera e al Senato, due interrogazioni parlamentari per chiedere al Governo maggiori dettagli sulla vicenda.

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