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Seveso, 30 anni dopo: la Bhopal italiana.

Un'occasione per ricordare e per chiedere un REACH forte a tutela dell'ambiente e dei cittadini-

News - 10 luglio, 2006
Il 10 luglio del 1976, poco dopo mezzogiorno, esplode una valvola di sicurezza del reattore A-101 dello stabilimento chimico ICMESA di Seveso. L'esplosione provoca una fuoriuscita di diossina, una sostanza altamente tossica e cancerogena che danneggia cuore, reni, fegato, stomaco e sistema linfatico. Carica di veleno e di morte, la nube tossica, sospinta dal vento, avvolge in breve tempo la Brianza: è la Bhopal italiana. A 30 anni di distanza, Greenpeace ricorda quella tragedia e rilancia sul REACH, un'occasione da non perdere per tutelare l'ambiente e il diritto alla salute dei cittadini europei.

Il 10 luglio del 1976, poco dopo mezzogiorno, esplode una valvola di sicurezza del reattore A-101 dello stabilimento chimico ICMESA di Seveso. L'esplosione provoca una fuoriuscita di diossina. La nube tossica, sospinta dal vento, avvolge in breve tempo la Brianza: è la Bhopal italiana. Visita il sito dedicato alla tragedia di Bhopal, il più grave incidente nella storia dell'industria chimica.

L'impatto di Seveso sulla salute dell'uomo è ancora oggi difficile da valutare. Nei giorni immediatamente successivi all'incidente ci furono diversi casi di cloracne, un'eruzione cutanea che è forse il sintomo più eclatante dell'esposizione alla diossina. Diversi studi hanno poi segnalato un'incidenza elevata di tumori al fegato e alle ossa tra le persone residenti nelle aree contaminate al momento dell'incidente e tassi di mortalità per malattie dell'apparato circolatorio, respiratorio e digestivo di molto superiori alla media.

L'incidente di Seveso aveva denunciato, tra l'altro, l'esistenza di un vuoto normativo che è stato colmato dal legislatore europeo con la direttiva Ue Seveso 82/501/EEC, poi sostituita dalla direttiva del Consiglio Seveso II 96/82/EC, in seguito emendata dalla direttiva 2003/105/EC.

La Direttiva Seveso - una normativa mirata alla prevenzione e al controllo degli incidenti industriali - ha diversi punti deboli: stabilisce soltanto delle procedure per una gestione più adeguata del rischio; non considera la questione della responsabilità dell'incidente; non prevede un principio di sostituzione obbligatoria delle sostanze chimiche pericolose.

Nel 2001, ad esempio, la Direttiva Seveso non è bastata a evitare l'incidente di Tolosa, quando, all'interno dello stabilimento chimico AZF si verificarono un'esplosione e una fuga di fosgene, un composto del cloro assai pericoloso, che viene usato nella produzione di pesticidi. Anche se esistono tecnologie e composti chimici meno pericolosi che possono essere utilizzati al posto del fosgene, la Direttiva Seveso non prevede il principio della sostituzione obbligatoria. La Direttiva Seveso dovrebbe inoltre richiedere dati sulla pericolosità dei composti chimici e sul loro ciclo di vita.

La nuova normativa europea sulla chimica - il REACH - può invece fornire tutte le garanzie e le tutele che la Direttiva Seveso, pur con tutti i suoi emendamenti, non ha saputo fin qui offrire. Se i composti chimici fossero soggetti a una procedura di autorizzazione che preveda la valutazione delle alternative e il principio di sostituzione obbligatoria - così come potrebbe accadere con il REACH - il caso di Tolosa avrebbe infatti potuto essere evitato.

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