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La corsa all’oro nero minaccia i tesori del mare

News - 29 agosto, 2011
Formazioni vulcaniche, canyon sottomarini e bassifondi rocciosi unici, ricchi di pesci, ricoperti di praterie di posidonia e coralli. Sono i tesori del Canale di Sicilia oggi minacciati da nuove richieste per esplorazioni petrolifere offshore. Nel nuovo rapporto “Le mani sul tesoro” documentiamo il valore biologico dell’area, chiedendo la sua tutela con la creazione di una riserva marina.

Il nemico numero uno del Canale di Sicilia è la compagnia petrolifera Audax Energy Ltd (ADX) che sta provando a ottenere permessi di esplorazione i queste acque attraverso una piccola compagnia, l’Audax Energy Srl, di cui è totalmente proprietaria ma con sede legale in Italia e con un capitale sociale assolutamente irrisorio di 120.000 euro. Un modo per evitare ogni tipo di responsabilità in caso di disastro ambientale…

Abbiamo riscontrato, inoltre, chiare violazioni procedurali nelle richieste dei permessi: documentazione incompleta e studio ambientale totalmente insufficiente e inesatto.

Non si tiene minimamente in considerazione l’incredibile biodiversità dell’area né la sua importanza per le risorse ittiche, mentre è chiaro che le attività proposte causeranno seri impatti sulla vita marina.

A bordo della nostra Rainbow Warrior abbiamo effettuato una ricognizione preliminare sui banchi Skerki, Talbot, Avventura e Pantelleria. La notevole documentazione fotografica raccolta conferma come i banchi siano aree spettacolari. Particolarmente ricche di pesci, dalla murena al torpedo comune, e di habitat chiave, come le praterie di posidonia, ospitano anche importanti aree di riproduzione di specie commerciali come il nasello e la triglia. Bellissime le grotte e le pareti rocciose ricoperte da organismi filtratori come il corallo arancione Astroides calycularis.

Al piano delle compagnie petrolifere che vogliono trasformare il Canale di Sicilia in un nuovo Golfo del Messico, noi contrapponiamo la proposta di una riserva marina, che vieti nelle aree più sensibili ogni attività estrattiva, compresa la pesca.

Purtroppo, a causa dell’eccessivo e distruttivo saccheggio da parte dell’uomo, le risorse sono in crisi e solo con la tutela di aree chiave si potranno ripopolare i nostri mari. I banchi per la loro ricchezza in biodiversità sono l’ultima speranza per ridare una chance al settore. È fondamentale che in questo momento comunità locali e pescatori facciano sentire le loro ragioni non solo per lottare contro l'imminente minaccia delle perforazioni ma per tutelarli in maniera duratura.

Chiediamo con urgenza al Ministro dell’Ambiente, l’On. Prestigiacomo, di bloccare ogni folle progetto di esplorazione petrolifera nel Canale di Sicilia e di attivarsi immediatamente per garantire la dovuta tutela per le aree più vulnerabili. Proprio oggi i comitati locali, di cui Greenpeace fa parte, presentano al Ministero dell’Ambiente la propria opposizione al progetto di esplorazioni petrolifere nel Canale.

 

Scarica il rapporto "Le mani sul tesoro"

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