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Greenpeace risponde a Generali: strategia sul cambiamento climatico insufficiente

Comunicato stampa - 19 aprile, 2018
La strategia sul cambiamento climatico approvata a febbraio da Generali era già nota a tutti gli stakeholder, azionisti e non. Si tratta di una strategia insufficiente, un primo passo troppo timido, seppur verso la giusta direzione. Se però Generali pensa di aver completato il suo lavoro in difesa del clima con questa strategia, come sembra dalla nota pubblicata in occasione della odierna Assemblea degli Azionisti, si sbaglia di grosso.

In particolare, in relazione al settore dell’underwriting: Generali assicura oggi alcune delle centrali e miniere di carbone più inquinanti d’Europa. E a quanto si apprende dalla strategia adottata non ha intenzione di smettere. Stiamo parlando, ad esempio, della miniera di Turow, situata al confine tra Polonia e Repubblica Ceca che ha forti impatti sul clima, da cui si estraggono 7,5 milioni di tonnellate all’anno di carbone, e che inoltre inquina anche l’acqua di oltre 30 mila persone. Se si vuole difendere il clima, come Generali dice di voler fare, non si può essere coinvolti in progetti del genere.

Sul settore degli investimenti è certamente positivo il disinvestimento annunciato, così come l’aumento di investimenti in settori green (che non sono tuttavia specificati nel dettaglio). Il problema riguarda però le cosiddette “eccezioni”, previste per quei Paesi che sono al momento fortemente dipendenti dal carbone, come ad esempio la Polonia. Proprio in questi Paesi infatti si trovano le centrali e miniere più inquinanti d’Europa. Il settore del carbone polacco causa ogni anno oltre 5mila morti premature stimate, di cui più di 400 in Italia. Generali deve eliminare queste “eccezioni” e abbandonare completamente gli investimenti nel carbone, anche nell'Europa dell'Est.

Il fatto che questi impianti rappresentino una minima parte degli investimenti e degli asset del Leone di Trieste altro non è che un’aggravante: dato che si tratta di un business marginale, dovrebbe essere più facile uscirne. E soprattutto Generali deve smettere di valutare le proprie “eccezioni” solamente in base all’importanza economica: una miniera che inquina l’acqua di 30 mila persone è un business che non deve essere portato avanti, e lo stesso vale per centrali a carbone come Opole, la più grande espansione al momento in costruzione in Europa, o Kozienice, la seconda centrale a carbone più grande d’Europa, che già prima della recente espansione causava oltre 600 morti premature stimate ogni anno.

Poco importa quanto queste assicurazioni ed investimenti pesino sul business di Generali, gli impatti di queste “eccezioni” sono enormi sia sull’ambiente che sulle persone.

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