Questo sito utilizza cookie tecnici propri per migliorare la tua navigazione e cookie di terze parti per analisi statistiche e condivisione dei contenuti. Procedendo con la navigazione acconsenti all'uso di tutti i cookie. Per saperne di più clicca qui.

Nuovi test di Greenpeace: sostanze tossiche negli abiti sportivi delle grandi marche

Comunicato stampa - 23 agosto, 2011
Composti pericolosi per salute e ambiente usati nella produzione degli abiti sportivi di brand internazionali. Questi i risultati delle analisi commissionate da Greenpeace e pubblicate oggi nel rapporto Panni sporchi 2: dagli scarichi tossici ai prodotti in vendita.[1]

Su 78 articoli di abbigliamento e scarpe sportive acquistati da Greenpeace [2] in 18 differenti paesi in tutto il mondo, fra cui anche l'Italia, 52 prodotti appartenenti a 14 marche (Abercrombie & Fitch, Adidas, Calvin Klein, Converse, G-Star RAW, H&M, Kappa, Lacoste, Li Ning, Nike, Puma, Ralph Lauren, Uniqlo e Youngor) sono risultati positivi al test sui nonilfenoli etossilati (NPE). Questi composti, usati anche nell'industria tessile, una volta rilasciati nell'ambiente si trasformano in una sostanza pericolosa, il nonilfenolo (NP). Il nonilfenolo è persistente perché non si degrada facilmente, bioaccumulante perché si accumula lungo la catena alimentare e può alterare il sistema ormonale dell'uomo anche a livelli molto bassi.

"I risultati delle nostre ricerche sono solo la punta di un iceberg. Siamo di fronte a un problema ben più vasto - sostiene Vittoria Polidori responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace - che riguarda l'uso di composti pericolosi nell'industria tessile e che comporta la loro dispersione nelle acque di tutto il mondo. I grandi brand dell'abbigliamento sportivo sono responsabili di questi scarichi pericolosi e la gente ha il diritto di sapere quali sostanze sono presenti nei vestiti che indossa e quali effetti causano una volta rilasciati nell'ambiente."

Questa ricerca segue una precedente pubblicazione di Greenpeace, dal titolo Panni sporchi [3], che denunciava il problema dell'inquinamento dei fiumi cinesi causato dagli scarichi tossici dell'industria tessile e rivelava il legame commerciale fra i proprietari di due complessi industriali cinesi e gran parte delle marche sportive oggetto della presente ricerca. Dopo l'avvio di questa nuova campagna di Greenpeace "Detox", Nike e Puma si sono impegnate a eliminare, entro il 2020, tutti gli scarichi pericolosi dalla loro catena di approvvigionamento e nei prodotti di consumo.[4]

"Ora che Nike e Puma hanno fatto il primo passo e stanno usando il loro potere per diminuire l'impatto ambientale dei loro articoli e della loro produzione, Adidas e le altre aziende leader del settore non possono più sfuggire dall'assumersi questa responsabilità. Le grandi multinazionali sono in una posizione unica - conclude Polidori - per intervenire su tutta la catena e obbligare i fornitori a dare informazioni periodiche sugli scarichi tossici con l'obiettivo finale della loro completa eliminazione."


Note
[1] http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2011/inquinamento/PANNI_SPORCHI_2.pdf
[2] I prodotti sono stati acquistati in 18 paesi, fra cui: Argentina, Austria, Cina, Repubblica cieca, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Filippine, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera, Tailandia, Gran Bretagna. Fra gli articoli comprati ci sono t-shirt, giacche, pantaloni, abbigliamento intimo e scarpe in tela adatti a uomini, donne e bambini.
[3] http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Panni-sporchi-Il-segreto-tossico-dietro-lindustria-tessile/
[4] Impegno di Puma: http://safe.puma.com/us/en/2011/07/puma-is-committed-to-eliminate-discharges-of-hazardous-chemicals-2/
Impegno di Nike: http://www.nikebiz.com/media/pr/2011/08/17_zero_discharge.html

Categorie