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PFAS, Greenpeace: «Da tempo chiediamo alla Regione Veneto il censimento di tutte le fonti inquinanti»

Comunicato stampa - 26 giugno, 2018
Commentando i dati sull’immissione di PFAS nell’ambiente raccolti in un report diffuso nelle ultime ore da Miteni - l’azienda chimica di Trissino identificata dalle autorità regionali come fonte principale della contaminazione da PFAS (Sostanze Perfluoroalchiliche) in una vasta area del Veneto - Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, dichiara:

«Insieme a comitati e altre associazioni ambientaliste riteniamo che, per proteggere adeguatamente l’ambiente e la salute di un territorio e di una popolazione già gravemente colpita, debba essere evitata l’emissione nell’ambiente di ogni singolo nanogrammo di qualsiasi tipo di PFAS. Proprio per questo, da tempo chiediamo alla Regione Veneto che, oltre al rapido avvio delle opportune bonifiche nel sito produttivo di Miteni, vengano individuati e censiti tutti gli scarichi inquinanti, in accordo con quanto disposto dal decreto regionale nr. 101 del marzo 2017. Inoltre occorre favorire una rapida riconversione industriale di tutti quei processi responsabili dell’inquinamento da PFAS. Alternative più sicure a queste sostanze esistono e sono già disponibili sul mercato, e i rappresentanti di altri settori industriali dovrebbero esserne a conoscenza», conclude Ungherese.

Proprio per dare un segnale al mondo industriale, lo scorso aprile i gruppi di genitori residenti nell’area contaminata, i movimenti e tutte le associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace, avevano chiesto un incontro formale ai rappresentanti di Confindustria Vicenza e al suo Presidente Luciano Vescovi, per “discutere le azioni che Confindustria Vicenza intende intraprendere (o ha già intrapreso) al fine di favorire una rapida riconversione industriale di tutti quei processi responsabili dell’inquinamento da PFAS e che promuovano l’adozione di alternative più sicure, in tutte le lavorazioni industriali che utilizzano queste sostanze”. In modo piuttosto sorprendente, l’organizzazione industriale di riferimento del territorio ha evitato qualsiasi tipo di confronto risultando la prima, di tutte le organizzazioni interpellate nel corso degli ultimi anni da cittadini, movimenti e associazioni ambientaliste, a sottrarsi pubblicamente al confronto.

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