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Un video contro Shell nell'Artico, brucia opere d'arte dal valore inestimabile

Comunicato stampa - 27 maggio, 2015
La campagna Save The Arctic di Greenpeace lancia oggi “A Song of Oil, Ice and Fire”, un video che denuncia i piani di trivellazione di Shell nell’Artico.

Nel video tre repliche di famose opere d'arte sono date alle fiamme e, bruciando, vengono sostituite da tre nuove versioni realizzate dai famosi artisti britannici KennardPhillipps: il paesaggio viene trasformato dalle trivellazioni di Shell e devastato da esplosioni e fuoriuscite di petrolio.

Le tre opere d’arte replicate e trasformate sono “Pearblossom Highway” di David Hockney, “Christina’s World” di Andrew Wyeth e “An Arctic Summer: Boring Through the Pack in Melville Bay” di William Bradford.

Guarda il video “A Song of Oil, Ice and Fire

«Se entro sei settimane Shell dovesse iniziare le ricerche di petrolio nell’Artico, potrebbe devastare questo posto unico, i suoi paesaggi meravigliosi e la sua incredibile fauna», afferma Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. «È dimostrato che non si può trivellare in modo sicuro nell’Artico: la questione non è se si verificherà uno sversamento di petrolio, ma quando accadrà».

A marzo il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha annunciato un primo via libera alle concessioni petrolifere nell’Artico. Una volta acquisiti i permessi definitivi, Shell prevede di avviare le perforazioni esplorative nel Mare Artico, vicino all’Alaska, entro il prossimo luglio.

Un movimento di circa sette milioni di persone da tutto il mondo si oppone ai piani di Shell. Solo una settimana fa, centinaia di attivisti in kayak hanno manifestato a Seattle – porto di partenza della piattaforma Polar Pioneer, di proprietà di Transocean (la stessa della Deepwater Horizon) e noleggiata da Shell per le trivellazioni in Alaska – e molte altre proteste sono previste nei prossimi mesi.

A causa dei cambiamenti climatici, l’Artico si sta sciogliendo a una velocità allarmante. Lo scorso marzo è stato registrato il più basso livello di estensione invernale dei ghiacci artici mai rilevato. Le grandi compagnie petrolifere mondiali vorrebbero approfittare del ritiro dei ghiacci per estrarre le riserve di gas e petrolio presenti in questa fragile area.

Le estreme condizioni artiche, con giganteschi iceberg in movimento e mari tempestosi, rendono però estremamente rischiose le trivellazioni offshore. Lo stesso governo degli Stati Uniti stima che in conseguenza di queste attività ci sia il 75 per cento di probabilità che avvenga un ingente sversamento di petrolio. E come se non bastasse un altro studio finanziato proprio dal governo statunitense solleva seri dubbi sulla possibilità di fronteggiare uno sversamento di grandi proporzioni in condizioni così proibitive.

 

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