Questo sito utilizza cookie tecnici propri per migliorare la tua navigazione e cookie di terze parti per analisi statistiche e condivisione dei contenuti. Procedendo con la navigazione acconsenti all'uso di tutti i cookie. Per saperne di più clicca qui.

A Roma il convegno "Cernobyl vent'anni dopo. Per un futuro sostenibile e senza nucleare"

Comunicato stampa - 19 aprile, 2006
Una generazione è trascorsa da quel 26 aprile 1986, giorno in cui a Cernobyl si è verificato un pauroso incidente nucleare, ma è solo un fugace attimo se misuriamo il tempo necessario decadimento radioattivo di molte delle sostanze coinvolte nel pauroso incidente. Oggi, in Ucraina un sarcofago, enorme, in cemento armato fa da monumento alla tragedia e, dopo soli vent'anni non è nemmeno certo riesca a mantenerci al sicuro. A questa riflessione è dedicato il convegno "Cernobyl vent'anni dopo. Per un futuro sostenibile e senza nucleare" voluto da Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia per ricordare, soprattutto a quei giovani adulti che quella tragedia l'hanno vissuta solamente nel dopo-tragedia, cosa significa utilizzare oggi l'energia nucleare e quali siano i reali costi da sopportare.

Una delle foto scattate da Robert Knoth ed esposte fino al 14 maggio all'Auditorium di Roma, nell'ambito del Festival Internazionale di Roma della Fotografia. Per maggiori informazioni visita il sito della mostra.

A partecipare all'incontro, tra gli altri, sono stati: il sindaco di Roma, Walter Veltroni; il presidente Legambiente, Roberto Della Seta; il presidente di Greenpeace Italia, Walter Ganapini; il presidente del WWF Italia, Fulco Pratesi con gli scienziati Massimo Tosti Balducci, Medicina nucleare- Ospedale di Grosseto; Sandro Fabbri, ARPA Emilia Romagna; Gianni Mattioli e Massimo Scalia, dell'Università di Roma; Federico Butera, Politecnico di Milano e Gianni Silvestrini, Kyoto Club- Politecnico di Milano.

Il tempo infatti è una delle variabili principali da considerare per valutare i costi: non esiste la possibilità scientifica di dimostrare il mantenimento delle condizioni di sicurezza necessarie per alcune centinaia di migliaia di anni richieste dai rifiuti radioattivi di III categoria, né è possibile valutare i costi per mantenere in sicurezza un simile sito per tempi tanto lunghi difendendolo anche da possibili attacchi terroristici.

"Quella nucleare è da sempre stata la più costosa delle fonti energetiche. Se si pensasse di costruire una nuova centrale nucleare, questa sarebbe terminata dopo il 2010, secondo il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti. Non solo, alla fine il costo di 1 kWh di energia elettrica verrebbe a costare 6,13 centesimi di dollaro, quando lo stesso kWh prodotto da gas costerebbe 4,96 centesimi, da carbone 5,34 centesimi, da fonte eolica 5,05 centesimi." - dichiara Fulco Pratesi Presidente WWF Italia - "Sono risultati analoghi a quelli di uno studio realizzato dalla Chicago University, così come in uno studio del Massachusetts Institute of Technology nel 2003 si assegnavano i costi più alti al kWh nucleare. Per di più, queste valutazioni economiche già poco favorevoli all'energia nucleare, potrebbero essere fortemente sottostimate in particolare per quanto concerne i costi del decommissionamento degli impianti e il trattamento delle scorie di lungo periodo".

Greenpeace ha presentato ieri un rapporto redatto in collaborazione con 52 scienziati e l'Accademia delle Scienze russa che valuta, a vent'anni di distanza, l'impatto sulla salute umana dell'incidente.

"I tumori attribuibili a Cernobyl in Bielorussia siano circa 270 mila, di cui 93 mila fatali. Sulla base dei dati demografici, negli ultimi 15 anni circa 60 mila casi di morte in più si sono registrati in Russia, mentre le stime della mortalità totale in Bielorussia e Ucraina possono raggiungere altri 140 mila casi" - afferma Walter Ganapini Presidente Greenpeace Italia - "Nel complesso quindi si tratta di un aumento di tumori mortali fino a 200 mila casi, registrati tra il 1990 e il 2004. Queste valutazioni contrastano con quelle del Forum Cernobyl dell'Aiea che prevede appena quattromila morti attribuibili all'incidente".

Legambiente parteciperà alla manifestazione davanti alla centrale di Cernobyl, il 25 aprile, "Una delegazione in partenza dall'Italia - spiega Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - sarà lì nel ricordo delle vittime di quella tragedia, ma soprattutto per il futuro di quei bambini che da anni Legambiente ospita in Italia. Vorremmo che il ventennale dell'incidente nucleare sollecitasse un ulteriore cambiamento di rotta. Non servirebbe a nulla celebrare Cernobyl e continuare a percorrere la solita strada nel campo delle politiche energetiche, centrate soprattutto sulle fonti più inquinanti, più insicure, dannose per l'uomo, l'ambiente, il clima. Per dire, dunque, mai più Cernobyl. Il nostro paese è uscito dal nucleare sulla spinta di un'azione forte e matura del movimento ambientalista ma milioni di persone continuano ancora a convivere con il rischio quotidiano che da qualche parte del mondo, un'altra centrale emetta un'altra nube radioattiva. Nonostante la pressione del mondo ambientalista, non è stata avviata in questi anni su scala nazionale ed internazionale né una politica di risparmio energetico né una politica di investimento nelle fonti rinnovabili, degna di questo nome. Per giunta oggi i nostalgici dell'atomo, e ce ne sono sia tra gli scienziati che tra i politici, tornano a parlare e pensare al nucleare nonostante sia ormai evidente la non convenienza di questa scelta da tutti i punti di vista".

Categorie