Questo sito utilizza cookie tecnici propri per migliorare la tua navigazione e cookie di terze parti per analisi statistiche e condivisione dei contenuti. Procedendo con la navigazione acconsenti all'uso di tutti i cookie. Per saperne di più clicca qui.

Nave Clemenceau anche a Napoli ma si rispettino le norme

Comunicato stampa - 17 ottobre, 2007
Il porto di Napoli potrebbe ospitare il prossimo cantiere in cui verrà smantellata la Clemenceau, la portaerei francese che tante questioni ha sollevato per lo smantellamento, in merito alla presenza di sostanze tossiche e pericolose nella sua struttura. La demolizione delle navi a fine vita, uno degli argomenti di grande rilievo nei forum internazionali, è una pratica che, se non viene eseguita secondo i massimi standard di sicurezza, può determinare un notevole impatto ambientale e sanitario, e questo riguarda soprattutto i lavoratori addetti alla demolizione. La stessa ILO (International Labour Organisation) identifica questa attività come una delle industrie più inquinanti al mondo.

Caso Clemenceau - Le autorità egiziane hanno richiesto al Ministero della Difesa francese e al Governo Indiano di fornire tutti i certificati previsti dalla Convenzione di Basilea.

Nel 2006 Greenpeace riuscì a far tornare la Clemenceau in Francia dall'India, paese in via di sviluppo in cui lo smantellamento sarebbe avvenuto senza le necessarie garanzie sanitarie e ambientali. Convinto dagli ambientalisti, intervenne lo stesso presidente Chiraq. La nave era carica di sostanze inquinanti (amianto, metalli pesanti, PCB) e viaggiava in violazione della Convenzione di Basilea che vieta l'esportazione di rifiuti tossici verso i Paesi in via di sviluppo.

La napoletana Simont è fra i cinque cantieri europei in gara d'appalto per lo smantellamento della Clemenceau. Greenpeace non è contraria all'industria di demolizione navale, ma si è opposta e si oppone alle pratiche non corrette e all'esportazione verso Paesi in via di sviluppo non ancora in grado di eseguire queste opere con tecnologie e mezzi adeguati. Le attività di smantellamento delle navi a fine vita debbano essere condotte secondo i massimi standard di protezione umana e ambientale, in considerazione della presenza di sostanze pericolose nelle vecchie navi. E' fondamentale presentare un inventario completo di tutte le sostanze ed i materiali ancora a bordo della imbarcazione, facendo un registro degli inquinanti con l'analisi dei rischi. La verifica delle condizioni di lavoro ed ambientali del cantiere insieme al costante monitoraggio delle attività di demolizione in corso sono presupposti fondamentali per effettuare le operazioni in sicurezza.

La Commissione europea, con la presentazione del Libro Verde, ha dimostrato di voler adottare una strategia in materia. Ogni anno devono essere smantellate circa 700 navi commerciali (senza contare quelle militari). Cifre che sono destinate ad aumentare grazie alla decisione di eliminare gradualmente le petroliere monoscafo entro il 2015.

Il 95% circa dei materiali, soprattutto i rottami di acciaio di una imbarcazione, potrebbe essere recuperato conferendo a questa operazione sia un valore ambientale - nel recupero e riciclaggio dei materiali - che un'alta redditività con un fatturato globale che si aggira oltre il miliardo di euro l'anno.

"Greenpeace - spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna inquinamento - si è battuta contro lo 'smantellamento a mani nude' praticato in alcuni Paesi in via di sviluppo, operazioni a basso costo economico e ad alto rischio, specie per i lavoratori addetti. In linea di principio, siamo invece favorevoli alle operazioni di smantellamento delle navi effettuato in un Paese industrializzato come è l'Italia, ovviamente condotte secondo i massimi standard di sicurezza sanitaria e ambientale, e adeguati controlli delle autorità competenti."

Categorie