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Decreto De Castro, così si aiuta la pesca illegale

Comunicato stampa - 30 maggio, 2006
"Il decreto firmato dal ministro De Castro è un passo affrettato che rischia di facilitare la pesca illegale", afferma Alessandro Giannì, responsabile Mare di Greenpeace. "Si torna di fatto pericolosamente vicini al decreto Facchiano, che nel 1991 aprì le porte a una lunga stagione di illegalità. Greenpeace quest'anno navigherà nel Mediterraneo con due delle sue tre navi e non mancherà di denunciare l'uso delle spadare, ancora diffuso tra i pescatori italiani".

Immagine estratta dalla documentazione video allegata al rapporto dettagliato presentato da Greenpeace sulle attività delle spadare basato su osservazioni effettuate nei porti della Sardegna sud occidentale [ Isola di S. Antioco, porti di S. Antioco e Calasetta, e porto di Teulada ] nel mese di giugno del 2004.

Le spadare, o reti pelagiche derivanti, catturano tutto quello che nuota nelle vicinanze: per questo motivo sono state vietate dall'Onu e dall'Unione Europea. Con reti non molto differenti da quelle permesse oggi dal decreto De Castro, negli anni Novanta si contavano ogni estate circa 8.000 cetacei uccisi, inclusi una trentina di capodogli. Dopo il bando dell'Ue sono stati spesi decine di milioni di euro per la riconversione delle spadare, ma Greenpeace e altre associazioni hanno documentato che alcuni pescatori italiani - che avevano preso questi soldi - continuavano a pescare impunemente con le reti derivanti proibite.

Greenpeace teme che il decreto De Castro, che è meno restrittivo sulle piccole reti derivanti, le cosiddette "ferrettare", si trasformi in un invito all'uso delle spadare e quindi alla pesca illegale. Una prospettiva aggravata dal fatto che la normativa vigente rende difficili i controlli: le spadare, ad esempio, possono essere sequestrate solo se si sorprende il pescatore nell'atto di utilizzarle. "Ancora più paradossalmente, le reti "sequestrate" sono spesso affidate in custodia agli stessi pescatori", spiega Giannì. Greenpeace, in una nota inviata al ministro De Castro, chiede un incontro urgente per uno scambio di opinioni sulle ferrettare, sulle spadare e sulle norme per la prevenzione e la repressione della pesca illegale, ricordando tra l'altro che l'Italia non ha adottato alcun piano d'azione nazionale contro la pesca illegale, come previsto dalla Fao.