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L'Italia nell'elenco Usa dei pescatori pirata. Nessuna sorpresa per gli ambientalisti.

Comunicato stampa - 14 gennaio, 2009
In una comunicazione inviata al Congresso, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), autorevole agenzia federale americana ha identificato Francia, Italia, Libia, Tunisia, Panama e Cina come “nazioni i cui pescherecci erano impegnati in attività di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata”. La comunicazione del NOAA non sorprende Greenpeace, Legambiente, Marevivo e WWF.

Il nostro mare è in pericolo. Servono delle risposte immediate. Greenpeace chiede l'istituzione di una rete di riserve marine per salvare la biodiversità di uno dei mari più ricchi e allo stesso tempo più fragili del mondo.

L'agenzia americana, che si occupa, tra l'altro, di problemi legati alla gestione degli stock ittici e che dipende dal Segretariato per il Commercio, ha stimato in 9 miliardi di dollari all'anno la perdita economica dovuta all'attività di pesca illegale.

L'Italia è da tempo sul banco degli imputati per l'uso di reti pelagiche derivanti d'altura, più note come "spadare": sono l'unico sistema di pesca vietato dall'ONU e vietato completamente in Italia e nell'Ue dalla fine del 2001. Questa pesca illegale continua nonostante i milioni di euro spesi per "indennizzare" i pescatori: più di una volta gli stessi che hanno preso i finanziamenti per la restituzione delle reti spadare sono stati scoperti mentre usavano gli attrezzi illegali.

Anche se la NOAA non ha specificato i crimini che vengono addebitati all'Italia, il riferimento alle spadare è reso ancor più verosimile dalla menzione del High Seas Driftnet Fisheries Enforcement Act, la norma che sancisce l'embargo commerciale contro quei Paesi che continuano a usare reti derivanti d'altura. Già nel 1997 l'Italia arrivò a un passo dal far scattare sanzioni commerciali allora stimate in 5.000 miliardi di lire l'anno.

E' verosimile, inoltre, che Italia e Francia siano nel mirino delle autorità Usa a causa della pesca illegale al tonno rosso. Il tonno rosso è gestito dall'Iccat (International Commission for the Conservation of the Atlantic Tunas) il cui comitato scientifico ha stimato che le catture di questo animale siano il doppio della quota prevista e addirittura quattro volte la quota di "sicurezza" stimata dalla ricerca. Solo la settimana scorsa, a Chioggia, è stato scoperto un carico di 5 tonnellate di tonno rosso pescato illegalmente proveniente dalla Sicilia, con esemplari sotto la taglia minima (30 kg) e spacciati per "tonno pinna gialla".

Greenpeace, Legambiente, Marevivo, PEW Environmental Group e WWF hanno inoltrato a questo proposito una nota lo scorso 17 novembre al Ministro delle Politiche Agricole, On. Luca Zaia, chiedendo la riattivazione del "Tavolo per la legalità nella Pesca", un Forum a cui partecipavano tutte le parti sociali, pescatori e ambientalisti insieme per affrontare la piaga dell'illegalità in mare. La richiesta delle associazioni ambientaliste finora è rimasta senza risposta. Ora il Ministro dovrà rendere conto del discredito che piomba sulla pesca italiana, peraltro già nel mirino della Corte di Giustizia di Bruxelles per l'elevato numero di violazioni riscontrate.

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